IT Capitolo Due

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Sono passati quasi trent'anni dagli eventi del primo It. Il gruppo dei Perdenti si riunisce nuovamente a Derry per sconfiggere Pennywise una volta per tutte.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
It: Chapter Two
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Warner Bros
DURATA
169 min.
USCITA CINEMA
05/09/2019
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2019
di Pierpaolo Festa

Troppa carne al fuoco e pochissime scelte creative. Così si può riassumere IT Capitolo Due, un appuntamento cinematografico sulla carta imperdibile. Un film lungo 169 minuti che ci manda a casa con una sensazione strana: l’aver assistito a un’occasione sprecata. Un horror sì ben confezionato, lineare, e con i suoi ottimi momenti. Ma mai all’altezza dell’originale, il solido primo capitolo che aveva riacceso le speranze negli spettatori per quanto riguarda il maledetto rapporto cinema-Stephen King. Un rapporto che, salvo pochissime eccezioni, ha dato vita a titoli velocemente dimenticati. 

Leggi la recensione di IT Capitolo Uno
 
Cosa è successo dunque a IT Capitolo Due? Perché il film di Andy Muschietti non vola mai ai livelli del precedente nell’approccio visivo e nella narrazione? Una scelta interessante è quella di cambiare registro, passando dal “coming of age” - e cioè il film di formazione che era il primo capitolo - a un thriller psicologico. Una storia in cui i membri del "club dei perdenti", ora più vecchi di 27 anni, devono prima di tutto affrontare i loro traumi e i loro demoni per trovare la forza di sostenere l'ultimo round contro Pennywise il clown danzante. 

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Sembra però che Muschietti abbia fatto pochissime scelte creative, non aiutato dalla sceneggiatura di Gary Dauberman che butta dentro troppa storia puntando il tutto su sequenze schematiche. La paura vera, che serpeggiava lungo tutto il Capitolo Uno, qui viene sostituita da una serie di spaventi a effetto e da una narrazione televisiva. Se la prima parte di IT dimostrava come una confezione da miniserie (data dalla scelta di dividere il romanzo in due film) potesse avere una forza cinematografica, questo sequel invece compie il processo inverso.

Paradossalmente tono e narrazione vengono ridotti a un formato televisivo. Si torna dalle parti della vecchia miniserie con Tim Curry, ricreata con tanti più soldi. Molti dei quali spesi male. Prendiamo per esempio le illuminazioni leccate e laccate delle allucinazioni: sequenze la cui tensione è minima, rovinate da un’overdose di effetti speciali digitali. Si veda la scena in cui Jessica Chastain si ritrova a prendere il tè nel salotto di un'anziana malefica. Una sequenza perfetta in tutto il suo svolgimento, pessima nella risoluzione. Il regista preferisce affidarsi alla computer grafica e improvvisamente il flusso di tensione tra le immagini sullo schermo e i nostri occhi viene tagliato. Lo stesso può essere detto dell’altra sequenza in cui la Chastain si ritrova a fare letteralmente un bagno di sangue: girata in fretta e illuminata con ritocchi digitali che uccidono qualsiasi tensione.   

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Più interessante invece la resa dei conti con Pennywise, debitrice del duello con Shelob ne Il signore degli anelli: Le due torri. Un terzo atto che tiene inchiodati per ben quaranta minuti. E che insieme all’apertura disturbante con Xavier Dolan (reclutato da Muschietti nei panni del giovane omosessuale Adrian Mellon) sono la cosa migliore del film. Un'introduzione disturbante e un finale epico degno di un blockbuster. Il clown mostruoso raddoppia il tempo in scena, e triplica le sue battute. Bill Skarsgard è sempre perfetto. Iconico. Basterebbe solo il suo sguardo, più terrificante di qualsiasi battuta. 
 
Il gran finale di IT sembra un insieme di siparietti sfilacciati tra di loroAlcuni veramente efficaci, la maggior parte invece sterili e con una funzione di ponte tra inizio ed epilogo. Il cast di protagonisti è composto in parte da semisconosciuti, sono quest’ultimi i più interessanti (su tutti Bill Hader, attore celebre negli USA e adesso riconoscibile anche da noi in Europa grazie alla serie Barry). James McAvoy ci mette la sua bella faccia ma mai il cuore. La Chastain invece si ritrova tra le mani la prova peggiore della sua carriera, penalizzata da un personaggio interessantissimo nella sua gioventù e legnoso nella vita adulta. L'attrice è come bloccata in scena, diretta male dallo stesso regista che l'aveva introdotta nell'horror sei anni fa con La madre

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Il rapporto tra cinema e Stephen King rimane ancora un territorio minato. Il nuovo IT non è all’altezza dei Misery, delle Dolores Claiborne né naturalmente di Shining. Rimane comunque un brand forte che garantisce un’ottima esperienza cinematografica, pop-corn alla mano. Niente di più. E per questo è anche una delusione.