Boy Erased

TRAMA
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Boy Erased racconta la storia di Jared, figlio diciannovenne di un pastore battista di una cittadina americana. I suoi genitori lo costringono a fare coming out. In quel momento al ragazzo viene dato un ultimatum: frequentare un programma di "conversione terapeutica" o essere esiliato e rinnegato dalla sua famiglia.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Boy Erased
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
114 min.
USCITA CINEMA
22/11/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Almeno 700.000 statunitensi tra i 18 e i 59 anni hanno dovuto subire la cosiddetta "Conversion Therapy", una pratica tesa a guarire gli affetti da 'omosessualità' e a reinserirli nel novero delle persone normali… E a uno di questi dobbiamo la storia raccontata dal Boy Erased presentato alla Festa di Roma 2018, secondo lungometraggio da regista di Joel Edgerton, e ispirato al libro di memorie di Garrard Conley, Boy Erased. Vite cancellate (Edizioni Black Coffee) nel quale si racconta proprio l'esperienza di una delle vittime di questa pratica, tutt'ora ammessa nella maggior parte degli Stati Uniti.

Secondo il Williams Institute della UCLA saranno ancora almeno altri 80.000 i soggetti LGBTQ a subirla prima del raggiungimento della loro maggior età… A meno che qualcosa non cambi. Magari grazie anche alla diffusione di film come questo e della conoscenza di realtà come quella vediamo vivere al giovane Jared, interpretato da Lucas Hedges (visto in Manchester by the Sea e Tre manifesti a Ebbing, Missouri), all'ennesima conferma. Figlio di un pastore battista dell'Arkansas, il ragazzo vive la confusione derivante dalla ricerca di una propria voce all'interno dei confini impostigli da una educazione improntata a rigidi principi…

Un quadro che abbiamo visto spesso, e che qui a lungo non sembra riuscire a rompere i clichè legati al rapporto tra fede, ricatto morale, repressione, chiesa, senso di colpa. D'altronde si parla di una storia vera, e il rispetto di quella che era la realtà di riferimento - spesso molto meno originale di quel che arriva sullo schermo - è prioritario. Per fortuna (o purtroppo), è la stessa storia a cambiare le carte in tavola, a partire dal traumatico iter che porta al coming out del protagonista e alla successiva affiliazione al Refuge Program della associazione Love in Action, presieduta dall'ambiguo e manipolatore Victor Sykes di Joel Edgerton (che di nuovo, da regista, sceglie per sé il ruolo del 'cattivo' dopo l'esordio di Regali da uno sconosciuto).

Il dramma, però, resta piuttosto convenzionale nella sua sostanza, fino a che dalla denuncia sociale e civile non si passa a un piano più umano e personale, concentrandosi - seppur brevemente - sulle conseguenze dell'accaduto sulla famiglia osservata. Sulla madre, in primis, interpretata da una Nicole Kidman che con pochi minuti da grande attrice si trasforma davanti ai nostri occhi in una donna nuova, e sul padre, il sacerdote di Russell Crowe che si offre - finalmente - al confronto con il figlio regalandoci un epilogo niente affatto banale sui concetti di cattivi maestri e di autodeterminazione.