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I villeggianti - La Recensione del film più familiare di Valeria Bruni Tedeschi

Fuori concorso alla Mostra di Venezia, l'attrice e regista italiana racconta la vita e la morte a modo suo, non per tutti...

12.09.2018 - Autore: Mattia Pasquini, dalla Mostra di Venezia
Non si può negare che Valeria Bruni Tedeschi metta tutta sé stessa in quello che fa, di sicuro artisticamente parlando. E tutta, o molta, della propria vita. Quella reale. Lo aveva fatto in È più facile per un cammello... (2003), Attrici (2007) e Un castello in Italia (2013), dedicato - come anche questo I villeggianti - al fratello Virginio, scomparso nel 2006 e continua a farlo. Forse noncurante della coazione a ripetere che rischia di sfidare la pazienza dei più…



Si parte ancora una volta dalla vita, e dalla storia familiare vissuta in prima persona. Dalle lezioni derivatene, anche le più dure. I silenzi, la solitudine, l'indifferenza, i segreti e il narcisismo dei personaggi (tra i quali stavolta spiccano persino la vera madre della regista e la figlia adottiva Oumy) sono una leva potente, ma per scoperchiare quale irragiungibile abisso? Impossibile dire se la nostra cineasta sia ancora in cerca della funzione catartica della Settima Arte, quel che è certo è che i suoi 'Estivants' (come da titolo originale) mettono in scena una pièce piuttosto avvitata su se stessa, e autoreferenziale. La scelta di un contesto tanto elitario - non nuova agli appassionati del genere e al cinema di riferimento dell'artista - isola sempre più protagonisti e comprimari, esprimendo perfettamente la solitudine e lo sradicamento su cui spesso insiste la Bruni Tedeschi.

Purtroppo gli eccessi della nostra, dietro e davanti alla macchina da presa, sono ormai divenuti cifra stilistica, senza essere virtuosismo. E se molte scene regalano dei dialoghi surreali dalle radici antiche e importanti, sono molte di più quelle che forzano un equilibrio che non sembra esser mai raggiunto, né raggiungibile. Soprattutto scimmiottando un genere che aveva fatto dell'analisi sociale e di classe un'arte.



Inevitabilmente la mente corre al Ferie d'Agosto di Virzì, che il titolo inglese The Summer House richiama ulteriormente e che oltre vent'anni fa aveva fatto di più e meglio in tal senso. Ma sarebbe ingiusto appiattire l'esperienza e il mondo interiore alla base di questa opera su quello di un altro autore. Aggrappiamoci alla speranza di poter considerare concluso lo scavo personale e la fase di rimozione della cinquantatreenne Valeria e plaudiamo al suo coraggio. Ché ancora una volta si sottolinei la mancanza di pudore, o timore, nel raccontarsi, nel raccontare i propri dolori e gli entusiasmi che la pervadono, e che pervadono - a volte persino in maniera apparentemente infantile, naive - il suo cinema. E che questo inizi a esplorare altre direzioni, altri misteri, che avvincano noi spettatori più dell'album di famiglia Bruni Tedeschi.

I villeggianti sarà nelle sale dal 20 dicembre 2018, distribuito da Lucky Red.