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Gael García Bernal criminale per caso, il regista di Museo presenta i suoi maldestri rivoluzionari

Il film di Alonso Ruizpalacios arriva nei cinema, è ispirato a un vero colpo avvenuto in Messico nel 1985

02.11.2018 - Autore: Pierpaolo Festa
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I ladri hanno messo le mani sulla refurtiva. La rapina ha avuto luogo. Il vuoto del museo che hanno svaligiato è totale. Non c'è più niente da vedere. Eppure sono tanti i messicani che si mettono in fila per rimanere abbagliati dall'invisibile: quei muri vuoti e quei pannelli derubati. S'intitola Museo - Folle rapina a Città del Messico ed è appena arrivato nei cinema italiani dopo aver debuttato in anteprima mondiale alla Berlinale ed essere passato anche dal Festival di Toronto. 

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Il grande cinema di Hollywood ci ha presentato ladri affascinanti con il volto di George Clooney e Brad Pitt, altre volte invece ci ha divertito con ladruncoli goffi e maldestri alla Woody Allen che cercavano di svaligiare banche e gioiellerie. Il film diretto da Alonso Ruizpalacios presenta invece un nuovo archetipo di criminale, affascinante come Clooney e allo stesso tempo impacciato come Allen. Un po' patriota un po' ancora troppo poco maturo. Un ladro abile, ma anche confuso. E con il volto di Gael García Bernal. Il suo bersaglio è il Museo Nazionale di Antropologia di Città del Messico, l'obiettivo è rubare centoquaranta tra i più preziosi reperti pre-colombiani del pianeta. E il film parte da una storia vera, un celebre colpo avvenuto nella notte di Natale del 1985. 



"Quella scena in cui vediamo le code al museo svaligiato l'abbiamo presa dalla realtà - afferma il regista quando Film.it lo raggiunge al telefono - Si tratta di un'immagine potentissima che parla tanto di noi messicani e dell'umanità in generale. Da una parte è molto stupido visitare un museo quando non c'è più niente da vedere, dall'altra si tratta di un dono: non sai mai cosa hai davvero finché non lo hai perso. C'è qualcosa che abbiamo guadagnato da quella perdita, e cioè guardare dentro noi stessi".
 
E' un momento molto importante per il cinema messicano. Cuarón, Del Toro e Inarritu trionfano agli Oscar , quanto sono cambiate le cose grazie a loro? Quanto il cinema messicano può arrivare al grande pubblico e in tutto il mondo?
Il problema è che i tre autori di cui stiamo parlando non fanno più film in Messico, li girano a Hollywood: perfino Roma - che è girato in Messico - è stato finanziato in parte negli USA. Dunque non lo definirei un film messicano al 100%. Su una cosa sono d'accordo: è un momento molto importante, il cinema di Hollywood raschia il fondo del barile delle idee e questo permette che i riflettori illuminino anche storie di altri Paesi. Dieci anni fa si facevano circa trenta film l'anno in Messico; oggi sono circa duecento. Stiamo andando alla grande: ci sono tanti film brutti per carità, ma ci sono anche tante voci nuove interessanti. 

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Che tipo di ladri sono i due protagonisti di Museo? 
Sono ladri che vivono in un profondo stato di confusione. Hanno qualche idea, ma non sanno come andare fino in fondo. Si rendono conto che hanno scatenato qualcosa che è diventato più grande di loro e che non riescono a gestire. Quelli della mia generazione si ricordano ancora di questa rapina simbolica: quando si è saputo che non si trattava di gangster né di una banda di supercriminali, ma di due studenti universitari della middle-class messicana, è stata una cosa scioccante e incredibile. Nel film abbiamo cercato di entrare nei pensieri di questi personaggi ed espandere la loro storia. 
 
A proposito di espandere la storia, è stato lei a dire che "la verità può essere un ostacolo".
Ho fatto riscrivere il film quando me lo hanno proposto. Le famiglie dei ladri non hanno voluto essere coinvolte, ecco perché abbiamo cambiato i nomi dei protagonisti. Da lì abbiamo capito che se ci fossimo discostati dalla verità, allora questo film avrebbe funzionato molto meglio rispetto ai fatti. 

 
Cosa voleva raccontare esattamente? 
Non è un film biografico, come non è un film di rapine. Anzi, lo definirei un anti-heist movie e cioè una storia all'opposto dei film di rapine. Il colpo è solo la cornice, un punto di partenza: questi personaggi e i loro dilemmi sono molto più interessanti. Volevo esplorare la vita di questi ragazzi che vivono a Satélite, una periferia di Città del Messico: loro hanno grandi sentimenti patriottici, ma la beffa è che abitano in un quartiere che sogna di diventare americano. L'intera middle-class di quell'area venera la cultura statunitense.

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E dunque esploriamo la povertà, il bisogno di emanciparsi, ma anche un atto di rivoluzione. In una scena Bernal si rifiuta di vendere la refurtiva a un britannico che non sa nulla del Messico.
Questo protagonisti avevano le potenzialità per essere rivoluzionari, ma non sono stati in grado di diventarlo. Non avevano la stoffa, né erano abbastanza intelligenti. Gli mancava la chiarezza e un piano ben congegnato per diventare rivoluzionari. 
 
Forse è proprio per questo che ci piacciono...
Credo tu abbia proprio ragione. 

Museo è attualmente nei cinema distribuito da I Wonder Pictures.