Roma

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TRAMA
Roma

ROMA, il film più personale mai realizzato finora dal regista e sceneggiatore Alfonso Cuarón, narra un anno turbolento nella vita di una famiglia borghese, nella Città del Messico degli anni Settanta. Cuarón, ispirato dalle donne della sua infanzia, offre una raffinata ode al matriarcato che ha plasmato il suo mondo. Vivido ritratto dei conflitti interni e della gerarchia sociale al tempo dei disordini politici, ROMA segue le vicende di una giovane domestica, Cleo, e della sua collaboratrice Adela, entrambe di origine mixteca, che lavorano per una piccola famiglia nel quartiere borghese di Roma. Sofia, la madre, deve fare i conti con le prolungate assenze del marito, mentre Cleo affronta sconvolgenti notizie che minacciano di distrarla dalla cura dei quattro figli della donna, che lei ama come fossero suoi. Mentre cercano di costruire un nuovo senso di amore e di solidarietà, in un contesto di gerarchia sociale dove classe ed etnia si intrecciano in modo perverso, Cleo e Sofia lottano in silenzio contro i cambiamenti che penetrano fin dentro la casa di famiglia, in un paese che vede la milizia sostenuta dal governo opporsi agli studenti che manifestano. Girato in un luminoso bianco e nero, ROMA è un ritratto intimo, straziante e pieno di vita dei modi, piccoli e grandi, con cui una famiglia cerca di mantenere il proprio equilibrio in un periodo di conflitto personale, sociale e politico.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Roma
GENERE
NAZIONE
México
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Netflix
DURATA
135 min.
USCITA CINEMA
03/12/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Marco Triolo
 
L'epica dell'intimità. Alfonso Cuaron torna alla regia dopo aver concluso la sua trilogia del viaggio con Gravity, e stavolta non racconta un percorso spaziale, ma uno temporale. Un'anno nella vita di una famiglia di Città del Messico dal 1970 al 1971. Situandosi a metà strada tra Amarcord di Fellini e Boyhood di Richard Linklater. Con quest'ultimo condivide l'idea di una storia che non è davvero una storia, ma una semplice fetta di vita, spontanea, vera. Con Amarcord la spinta semi-autobiografica a raccontare un pezzo di storia del suo Paese negli anni della propria infanzia.
 
Rispetto a Il primo uomo, film di apertura della Mostra di cui vi abbiamo parlato ieri, Roma affronta una storia intima non con un linguaggio altrettanto intimo, cioè i piani ravvicinati, ma con un approccio spettacolare che ben si sposa con la poetica di Cuaron. Il regista, anche sceneggiatore, co-montatore e direttore della fotografia, sceglie un bianco e nero molto espressivo, ciak lunghi stracolmi di comparse coreografate alla perfezione, nei quali infila il suo gusto per il montaggio interno. Passa molto meno tempo tra le mura della casa dei protagonisti (e quando lo fa non manca di sottolineare quanto sia “chiusa” attraverso una serie di stratagemmi narrativi), e molto più tempo fuori, tra le strade di Città del Messico ma non solo. Ama calare i suoi personaggi in scene di massa estremamente complesse, di cui non perde mai il controllo.
 
In realtà, Roma (titolo che si riferisce al quartiere in cui è ambientato il film, ma che non si può non vedere almeno in parte come un omaggio a Fellini) è la storia di Cleo (Yalitza Aparicio), una giovane collaboratrice domestica in una famiglia della borghesia messicana. È lei la protagonista e attraverso il suo sguardo seguiamo le vicende dei suoi “padroni”, i cui figli le vogliono bene come fosse una seconda madre (e lei è molto più presente della madre vera in diverse scene chiave). È un film di donne Roma, dove gli uomini sono padri assenti o che addirittura rifiutano la paternità. Dove le donne, subalterne in una società prettamente maschile, hanno in realtà una forza, una resistenza e un senso di responsabilità e praticità ben maggiore, oltre a essere molto più oneste riguardo i propri sentimenti. È una visione che nasce dall'esperienza di Cuaron, nel suo film più personale.
 
Cuaron ha fatto tesoro di questi ultimi anni di lavoro a Hollywood, portando con sé un amore per le storie ad ampio respiro che necessitano del grande schermo (per questo non sarà distribuito solo su Netflix, ma anche in sale selezionate). In questo continuo confronto tra grande e piccolo, tra storie personali e Storia, il regista riesce anche a dipingere un affresco della situazione politica dell'epoca, per dimostrare come tutte le vite umane siano legate in un continuo flusso (rappresentato visivamente dai rivoli d'acqua su cui spesso si sofferma l'inquadratura), interdipendenti. 
 
Ne I figli degli uomini, una sola vita rappresentava la speranza nel futuro. Qui la speranza sta nella condivisione di quella vita. Il nucleo famigliare darà pure sicurezza, ma è in fondo un'illusione. La famiglia e l'affetto vero si trovano dove meno li si aspetta. E chi non si prende cura degli altri è destinato a sparire nel nulla.