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American Sniper - La nostra recensione

Attore e produttore, Bradley Cooper si trasforma in cecchino per Clint Eastwood

19.12.2014 - Autore: Mattia Pasquini
La prima domanda potrebbe essere la piu' banale: come sarebbe stato American Sniper se fosse stato Steven Spielberg a dirigerlo, come inizialmente era stato deciso? Diverso, sicuramente, visto che l'abbandono era stato all'epoca motivato da una forte insoddisfazione per il budget messo a disposizione.

E cosi', niente soldato Ryan bis per la gioia del pubblico di fan di Clint Eastwood che, dopo un lustro non dei piu' eccezionali della sua carriera (Invictus, Hereafter, J.Edgar, Jersey Boys), torna all'inizio millennio di Iwo Jima e Gran Torino e approfitta della storia vera del texano Chris Kyle, "il cecchino più pericoloso che ci sia mai stato in America" per aver ucciso 160 (forse 255) nemici in Iraq, come Navy Seal.



Una "Leggenda" (questo un altro dei nomignoli guadagnati dal soldato) della quale sappiamo tutto, avendo occupato le pagine delle cronache e della sua biografia, ma che offre a Eastwood l'occasione per tornare a parlare di Patria, dovere, famiglia, valori e vita. La retorica a stelle-e-strisce e' ovviamente dappertutto e il restringimento dell'ottica, evitando un excursus inutilmente storiografico sul contesto si dedica ad approfondire l'integralismo del protagonista.

Dall'educazione familiare alla propaganda di Stato post 11 settembre, Kyle e' davvero una 'Leggenda' - o una 'Legenda', utile a comprendere certi aspetti dello sforzo bellico statunitense e dei suoi 'eroi' - che il film costruisce rapidamente, contando su stereotipi ben noti e su scene apparentemente innecessarie; entrambi elementi che dettano il ritmo di una messa in scena non nuova al regista e offrono diversi punti di vista sull'integrita' del nostro eroe.

Portato sullo schermo da Bradley Cooper (protagonista e produttore del film, avendo acquistato i diritti della biografia del cecchino con la sua 22nd & Indiana Pictures), sin dalla prima scena lo scopriamo dubbioso, di fronte a difficili scelte morali, che gli eventi traumatici successivi giustificheranno (o 'hanno giustificato' per molto tempo). Eppure, lo sappiamo, affidandosi al Grande Vecchio di San Francisco e' raro trovarsi di fronte a personaggi o racconti univoci



Anche Kyle non fa eccezione. L'eroe della guerra al Terrore e' un texano tutto d'un pezzo, istruito alla difesa dei piu' deboli e cresciuto a ideologia e nazionalismo, ma sostenuto da convinzioni facili da mettere in crisi. Che questo avvenga o meno, nel film e nella realta', si avverte forte l'ipotesi di Eastwood e la possibilita' che la minima crepa nella ricerca di un senso ultimo e superiore possa distruggere tutto.

La conclusione e' Storia, ma il commento del regista la colora di quelle domande cui solo ciascuno potra' cercare di rispondere. E non sulla base del lungo susseguirsi delle missioni e delle giustificazioni del militare, spesso in bilico tra senso del dovere e gratificazione personale. Proprio i combattimenti in fondo rischiano di distrarre, a volte diseguali nelle scelte estetiche e disomogenee quanto a ritmo e cesure, da un tono e un obiettivo che invece restano assolutamente coerenti, rifiutandosi di offrire una qualsivoglia conciliazione allo spettatore, abbandonandolo ai demoni raccontati e alle personali convinzioni con cui fare i conti.


American Sniper, in uscita il 1º gennaio 2015, e' distribuito dalla Warner Bros.


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