Stanlio & Ollio

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Stanlio & Ollio

Stan Laurel e Oliver Hardy, alias Stanlio e Ollio, i due comici più amati al mondo, partono per una tournée teatrale nell’Inghilterra del 1953. Finita l’epoca d’oro che li ha visti re della comicità, vanno incontro a un futuro incerto. Il pubblico delle esibizioni è tristemente esiguo, ma i due sanno ancora divertirsi insieme, l’incanto della loro arte continua a risplendere nelle risate degli spettatori, e così rinasce il legame con schiere di fan adoranti. Il tour si rivela un successo, ma Laurel e Hardy non riescono a staccarsi dall’ombra dei loro personaggi, e fantasmi da tempo sepolti, uniti alla delicata salute di Oliver, minacciano il loro sodalizio. I due, vicini al loro canto del cigno, riscopriranno l’importanza della loro amicizia.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Stan & Ollie
GENERE
NAZIONE
United Kingdom
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Lucky Red
DURATA
97 min.
USCITA CINEMA
01/05/2019
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
di Mattia Pasquini

Li avete amati, idolatrati o riscoperti solo nelle loro ormai troppo rare rievocazioni? Non importa, Lo Stanlio & Ollio di Jon S. Baird è uno di quei film che sa creare il suo pubblico; non a caso la Festa di Roma di Antonio Monda gli ha dedicato un'attenzione speciale, forse nella speranza di potersi vantare di aver ospitato un altro film Premio Oscar nel suo programma. E chissà che per i 'Re della risata' interpretati da Steve Coogan e John C. Reilly l'Academy non trovi il coraggio di pensare a una doppia statuetta...

Ovviamente, sono loro Stan Laurel e Oliver Hardy, in una interpretazione che conferma ogni più rosea aspettativa e una capacità mimetica che arriva a riprodurre persino tono e cadenza della voce dei due comici cui il film è dedicato. L'impressione è notevole, sin dalla prima scena, un piano sequenza con cui li accompagniamo sul set di I fanciulli del West, ma che soprattutto inizia a presentarceli davvero, dietro la maschera, per quello che sono e che scopriremo essere per tutto lo sviluppo successivo: un creativo stacanovista dalla coerenza rara e socialmente impegnato (come lascia intendere lo scontro iniziale con Hal Roach, accusato di simpatie fasciste) e un professionista conciliante e fiducioso con il vizio del gioco.

Nessun giudizio, nessuna pretesa di esaustività in questo 'non biopic' ispirato al Laurel and Hardy: The British Tours di AJ Marriot, adattato da Jeff Pope (autore di tanta tv e del Philomena sempre con Coogan). Una finestra importante che dopo la parentesi del 1937 - mentre all'apice del successo, e alla viglia di quello che sarà il peccato originale che la coppia sconterà per il resto della sua storia - li spoglia via via del mito, per farceli amare come non avevamo mai fatto, e come forse non pensavamo di poter fare dopo tanto tempo.

Baird (fino a qui divisosi tra piccolo e grande schermo senza risultati indimenticabili) fa del suo meglio nell'alternare citazioni e riferimenti, come quelli al celebre Music Box del 1932, al tentativo dei due di 'conoscersi di nuovo', o forse di conoscersi davvero. Riuscendo a dare un senso allo scavo costante, ora leggero ora drammatico, e a non perdere l'equilibrio tra le persone e i personaggi, le maschere scelte e il loro svelamento, anche a loro stessi. In questa lunga, articolata, ma mai confusa operazione è l'altro grande merito del film - interpretazioni a parte - che finisce con il rendere attuale un passato idealizzato, conflittuale un idillio, tenero uno scontro e profondamente toccante una relazione che non si esaurisce, né al cinema, né altrove.