L'incredibile viaggio del fachiro

TRAMA
L

Cresciuto senza papà, dopo la morte della madre, l’indiano Aja scopre che suo padre era un prestigiatore parigino e parte per la Francia. Affascinato dall’IKEA che in India non c’è, si rifugia nello store svedese e, da qui, iniziano una serie di disavventure che lo portano a girare l’Europa prima di tornare a casa con la ragazza americana conosciuta all’IKEA, della quale si era innamorato a prima vista.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Extraordinary Journey of the Fakir
GENERE
NAZIONE
Francia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Notorious Pictures
DURATA
92 min.
USCITA CINEMA
04/07/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Gian Luca Pisacane

Storie edificanti per bambini di tutto il mondo. Tanti buoni sentimenti e uno spirito un po’ turistico, che fa vagabondare lo spettatore dall’India alla Tour Eiffel, passando per la Fontana di Trevi e le bianche scogliere di Dover. L’incredibile viaggio del fachiro è una favola leggera, da raccontare prima della buonanotte. I più piccoli sognano di volare su una mongolfiera oltre le montagne, mentre i giovani si cullano nella romantica love storyinterrazziale, che unisce diverse culture in nome della pace e della convivenza. Lui è un indiano dalle mille risorse, lei è una bella americana che ha attraversato l’oceano per scoprirsi donna in carriera. Ma le sorprese non finiscono qui.

La vera novità è la passione del nostro eroe per le collezioni di un importante marchio svedese (omesso per questioni di pubblicità). Pensa che i milionari possano avere armadi smontabili e divani pieghevoli. Però il protagonista capisce molto presto che la vera ricchezza è quella interiore, non quella che riempie il portafoglio. La morale è servita e, anche se la vicenda può sembrare un po’ infantile, alla fine diverte con un occhio ai problemi contemporanei.
 
L’incredibile viaggio del fachiro riflette sul problema dell’immigrazione, sui disperati che si nascondono anche in una valigia per scappare dal loro Paese. Così l’avventura diventa attuale, in un momento in cui i porti vengono chiusi e nessuno vuole salvare chi affoga in mare aperto per una questione di “territorialità”. L’occhio è puntato sulle acque libiche, sui barconi diretti verso l’Italia e sulla frontiera tra Francia e Inghilterra. Ma l’obiettivo non è la polemica, si respira l’atmosfera di The Millionaire di Danny Boyle, con una gioventù intraprendente che viene da lontano, strizzando l’occhio ai monelli di Trash di Stephen Daldry (una caccia al tesoro tra le favelas brasiliane).

La messa in scena è accattivante, come se fossimo in Lion – La strada verso casa di Garth Davis: la famiglia biologica da trovare, l’incapacità di accettarsi senza conoscere le proprie origini. Anche qui tutto nasce dalla ricerca di un padre, da una lettera scritta molti anni prima. Per fortuna il regista Ken Scott evita le sequenze strappalacrime, riesce a non prendersi troppo sul serio e porta un po’ di Bollywood in Europa. Si balla sui ritmi di una musica esotica e non si perde mai il sorriso, puntando tutto sul buonumore e sui colpi di scena che riserva il destino. Scott sembra dire che non possiamo sottrarci al fato, che bisogna affrontare i drammi dell’esistenza senza perdere la speranza nel futuro.

Il film è tratto dal bestseller L’incredibile viaggio del fachiro che restò chiuso in un armadio IKEA di Romain Puértolas, che nel 2014 riuscì a vendere trecentomila copie solo Oltralpe, per poi raggiungere il mezzo milione in tutto il mondo. Il pubblico ha ancora bisogno di credere in una realtà utopica, dove anche i vilain in fondo non sono così cattivi e l’amore ci attende nei posti più impensati, anche nella cucina di un Grande Magazzino.