Trash

TRAMA
Trash

Come ogni giorno due ragazzini di una favela di Rio scavano fra i detriti di una discarica locale e non possono immaginare che il portafoglio appena trovato cambierà le loro esistenze per sempre. Solo quando si presenta la polizia, disponibile addirittura a offrire una generosa ricompensa per la restituzione, i ragazzi, Rafael e Gardo, realizzano di avere in mano qualcosa di molto importante. Dopo aver coinvolto l’amico Rato, il trio affronta una straordinaria avventura per scappare dalla polizia e scoprire i segreti contenuti nel portafoglio.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Trash
GENERE
NAZIONE
United Kingdom
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
115 min.
USCITA CINEMA
27/11/2014
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2014
RECENSIONE
di Marco Triolo
 
Dopo Molto forte, incredibilmente vicino, Stephen Daldry torna a parlare di ragazzini alle prese con eventi piÙ grandi di loro in Trash, avventura dai toni thriller girata per le strade di una tentacolare Rio de Janeiro. Tratto da un romanzo di Andy Mulligan (edito in Italia da Rizzoli), Trash vanta una confezione di respiro internazionale e uno sceneggiatore d'eccezione, Richard Curtis (Questione di tempo, I Love Radio Rock). Nonostante le pretese, perÒ, si tratta semplicemente di un film intrattenimento ben fatto, dove la denuncia sociale passa in secondo piano rispetto all'azione.
 
La storia ruota intorno a tre ragazzini delle favelas, Raphael, Gardo e Rato (i bravissimi Rickson Teves, Eduardo Luis e Gabriel Weinstein) che, dopo aver trovato un portafoglio nella discarica dove lavorano, scoperchiano il proverbiale vaso di Pandora, una storiaccia di corruzione che coinvolge un potente politico, e decidono di andare fino in fondo per rendere pubblica la veritÀ, mossi da un senso di giustizia che nemmeno loro riescono a spiegarsi. Non lasciatevi ingannare dai nomi di Martin Sheen e Rooney Mara in cartellone: i veri protagonisti sono proprio i tre quattordicenni, motori di ogni sviluppo del plot. 
 
Intorno a loro Daldry confeziona un prodotto a regola d'arte, dove sonoro, regia, fotografia e montaggio concorrono nel raccontare con forza una vicenda tutto sommato piccola. I riferimenti sono, abbastanza evidentemente, City of God di Fernando Meirelles e The Millionaire di Danny Boyle, ambientato in una zona del mondo totalmente diversa ma simile nel suo sguardo colorato e curioso, anche se intriso di luoghi comuni occidentali. Eppure il thriller terzomondista di Daldry risulta molto meno ruffiano ed È percorso dalla verve elettrica dei suoi giovani protagonisti, che salvano il film da un ritmo altalenante e da una certa ripetitivitÀ.