Il primo re

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Due fratelli, soli, nell’uno la forza dell’altro, in un mondo antico e ostile sfideranno il volere implacabile degli Dei. Dal loro sangue nascerà una città, Roma, il più grande impero che la Storia ricordi. Un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Il primo re
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
01 distribuzione
DURATA
119 min.
USCITA CINEMA
31/01/2019
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2019
di Mattia Pasquini

Lo si è atteso a lungo. E nell'attesa, se ne è parlato tanto: annunciato come nuovo kolossal italiano, Il primo Re di Matteo Rovere è decisamente qualcosa che non si vede spesso (ed è un eufemismo) nel nostro Paese, per il budget impiegato e per la complessità dell'intero progetto. Un kolossal che non si può ridurre all'alveo del peplum e che sarebbe limitato definire una Origin Story, per quanto si parli della nascita "del più grande Impero che la Storia ricordi" - in senso lato - e ci si concentri sui fatti antecedenti alla fondazione di Roma e al rapporto tra i due figli della lupa, Romolo e Remo.

I leggendari gemelli, da subito in scena in una sequenza iniziale particolarmente drammatica e spettacolare, sono i protagonisti di un dualismo che assume connotati diversi nel corso della narrazione, mostrandoceli fragili, disperati, spietati, in ogni caso sorprendenti. Come il lavoro fatto dai due interpreti, Alessio Lapice e Alessandro Borghi, incredibili al servizio della creazione del regista di Veloce come il vento, che si conferma qui come uno dei più interessanti, abili e - davvero - originali cineasti del nostro cinema. Una creazione che ha richiesto una lunga post-produzione (oltre un anno) e una ancor più approfondita preparazione, indispensabile per ricostruire una tale cornice, ma i cui risultati sono evidenti.

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Scala, investimenti, coreografie, riprese (nonostante un certo abuso dei droni), inquadrature e fotografia ci restituiscono infatti un film al quale si potranno certo muovere degli appunti, ma che rimane un unicum. E non solo meramente per l'aspetto linguistico - come è facile notare sin dalle prime battute della lingua eufonica e primigenia ideata con l'aiuto di semiologi dell'Università di Roma - bensì per l'approccio a una materia insieme originale e adattata, da miti e fonti varie, in molti casi classiche. Delle quali Rovere, Manieri e Gravino hanno approfittato per creare un'epica molto più moderna di quel che potremmo pensare.

Per il confronto umano, che va ben al di là della tradizionale conflittualità tra i due protagonisti - tormentati e costantemente mossi da obblighi morali e istintuali - e della loro crescita. O per il rapporto con un divino quasi animistico, pronto a esser piegato a esigenze sociali e bisogni primari, quando non apertamente sfidato e questionato. Soprattutto dal personaggio di Borghi, eccezionale nel rendere costantemente credibile il contesto generale, al netto di alcune sottolineature formali in parte superflue, considerato l'evolversi dell'intreccio e delle conseguenti scelte registiche.

Ci si muove su un piano che non esiste, e non è mai esistito, al quale il cinema fornisce il palcoscenico ideale. In grado di rendere tangibile - e non solo per la carne e il sangue, che abbondano per buona parte del film trattenendoci 'a terra' - un mondo tanto lontano. Una realtà che non perde la propria carica allegorica, pur regalandoci - a un livello superficiale - uno spettacolo violento e fondante insieme, una storia d'amore e di realizzazione, di consapevolezza e responsabilità, insomma il film action che molti latinisti hanno sempre sognato di poter vedere in sala.

Un film al quale ci piacerebbe abituarci, per quanto non semplice né privo di difetti (davvero dettagli, che forse coglierà qualche occhio troppo attento), nella speranza che riesca a dimostrarsi un successo. Magari all'estero, piuttosto che essere profeta in patria. Un film che colpisce principalmente per la sua rara intensità emotiva, nel quale si percepisce distintamente lo sviluppo dei caratteri e il loro trasformarsi, nella diversa interazione con quel che li circonda e vanno scoprendo insieme a noi, ritrovandosi capaci di reagire in maniera imprevista alle necessità contingenti. Sgomenti, in fondo. Tanto quanto saranno sorpresi gli spettatori nel realizzare quanto poco possa aver influito la conoscenza scolastica dell'esito finale sul godimento di un tale racconto.