Animali fantastici: I crimini di Grindelwald

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TRAMA
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Alla fine del primo film, il potente Mago Oscuro Gellert Grindelwald (Johnny Depp), viene catturato dal MACUSA (Il Magico Congresso degli Stati Uniti d’America), con l'aiuto di Newt Scamander (Eddie Redmayne). Tuttavia, come aveva minacciato di fare, Grindelwald riesce a fuggire dalla detenzione e inizia a radunare i suoi seguaci, la maggior parte dei quali ignari delle sue vere intenzioni: riunire dei maghi purosangue per governare su tutti gli esseri non-magici. Nel tentativo di contrastare i piani di Grindelwald, Albus Silente (Jude Law) recluta il suo ex studente Newt, che accetterà di aiutarlo, inconsapevole dei pericoli che si troveranno ad affrontare. Si creeranno divisioni, l'amore e la lealtà verranno messi a dura prova anche tra gli amici più stretti e in famiglia, in un mondo magico sempre più minaccioso e diviso.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Warner Bros
DURATA
134 min.
USCITA CINEMA
15/11/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Una cupa e farraginosa sequenza iniziale riporta immediatamente sotto i riflettori il villain protagonista interpretato da Johnny Depp, che per due ore vedremo tirare i fili di burattini senza memoria, senza identità, senza radici, senza speranza. Non è che l'inizio. E non solo di questo Animali fantastici - I crimini di Grindelwald del solito David Yates, visto che per quanto i fan della Potter Saga si freghino le mani al sentirlo ricordare, si tratta di un dettaglio da non sottovalutare nell'affrontare il secondo dei cinque capitoli totali del nuovo franchise. In una trilogia saremmo portati a considerarlo un passaggio interlocutorio - e lo è, immancabilmente, con tutte le controindicazioni del caso - qui invece deve necessariamente essere qualcosa di più, come sa bene la Rowling.

L'autrice britannica, sempre più gallina dalle uova d'oro, torna qui a sceneggiare: ormai difficilmente sbaglia, affidandosi a uno schema che ha affinato nel tempo, capace di includere momenti spettacolari, divertimento magico, citazionismo, ammiccamenti, intrigo, anche sentimentale, e colpi di scena. Nulla da dire, insomma, sull'equilibrio e la compresenza di questi elementi con quelli più legati alla vicenda raccontata, che alterna le pene di un disadattato e timido Newt Scamander allo sradicamento del misterioso Credence Barebone di Ezra Miller, vero e proprio cardine dello sviluppo e 'soggetto' del desiderio delle due fazioni in lotta.

Quel che sembra configurarsi è semmai una sempre maggiore polarizzazione della base del pubblico cui ci si rivolge. Ma se i rimandi più evidenti ai personaggi già passati sullo schermo (e nei libri) assolvono alla funzione di non far sentire troppo 'babbani' i semplici curiosi, alcune sottigliezze rischiano di restare tali solo per i fan che le sapranno cogliere. Come la rivelazione finale, per esempio, che la stessa Rowling ha implorato di non rivelare con un tweet fissato in testa al proprio account e con l'hashtag #ProtectTheSecrets e che potrebbe aprire nuove linee genealogiche all'interno dell'Universo Potteriano o banalmente rivelarsi una menzogna ben escogitata.

Della quale avremo la conferma o meno procedendo nella narrazione, che attraverso le prossime uscite (attese per il 2020, 2022 e 2024) ci porterà verso un nuovo scontro finale ambientato nel 1945. Quando i nodi verranno al pettine, ne siamo certi, e la prevedibile sovrapposizione di storia reale a cronologia magica ci fornirà le risposte sui piani di Grindelwald sulla purezza della razza e sui conflitti interiori del buon Albus. Il problema, semmai, sarà rendere avvincente il viaggio: nel percorso, infatti, si rischia di perdere l'emozione che dovrebbe portare con sé la magia. Ché in tanto calcolo già sembra esser diventata un elemento accessorio, coreografia, a scapito di descrizioni (del mondo magico e dei suoi ambienti, per esempio) e rappresentazioni (dei momenti più epici e spettacolari) ormai al limite della maniera, quando non visivamente confuse.