7 sconosciuti a El Royale

TRAMA
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Sette estranei, ognuno con un passato da nascondere e un segreto da proteggere, si incontrano all'El Royale sul lago Tahoe, un misterioso e fatiscente hotel al confine tra California e Nevada. La notte del loro incontro sarà un momento decisivo: tutti avranno un'ultima, fatidica possibilità di redenzione.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Bad Times at the El Royale
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
20th Century Fox
DURATA
140 min.
USCITA CINEMA
25/10/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

La tentazione di vederlo come un 'Hateful Seven' è molto forte, impossibile negarselo, sin dal titolo e senza trascurare l'ambientazione (che rimanda anche ad altri Tarantini), ma la tradizione cui si rifà il 7 sconosciuti a El Royale di Drew Goddard è ampia e variegata. Non una novità per il regista nominato all'Oscar per la Miglior sceneggiatura non originale per Sopravvissuto - The Martian, che nel suo precedente Quella casa nel bosco era forse riuscito a miscelare con più equilibrio spunti, tentazioni e toni.

Stavolta, infatti, Goddard sembra sopraffatto da un cast talmente importante da non poterlo trascurare in nome della storia (nel 2012 persino Chris Hemsworth poteva venir sacrificato) e da certi difetti tipici degli esordienti, qui più evidenti. Su tutti una certa prolissità, che non incide sulla piacevolezza dello sviluppo e in qualche maniera sembra inevitabile, considerato il numero dei personaggi in campo e i tanti twist successivi.

Forse troppi, forse no, visto che anche Tarantino nel suo ultimo film - succitato - si era divertito a concedere il 'giusto' spazio a ciascun Tableau. Forse - analogamente, e paradossalmente - eccessivamente statici proprio nel momento in cui la vicenda si avvia verso il conclusivo redde rationem. Che comunque si fa facilmente perdonare per la geniale trovata di un Motel 'doppio' sin dalla sua costruzione, a cavallo tra Nevada e California (leggi e divieti inclusi), e la violenta coreografia capace di includere in maniera coerente e riconoscibile tutti i principali attori di un tale balletto.

Una danza macabra dalle radici moderne - soprattutto considerando tali certi riferimenti sociali e storici, come quello relativo alle sette alla Charles Manson - che ci troviamo a fronteggiare senza troppa preparazione. Merito della finitezza e completezza delle sottotrame complottiste e noir, gettate subito sul piatto (sicuramente tra gli elementi migliori nel suo complesso) e capaci di sopravvivere fino alle ultime scene, ma anche dell'abilità del loro creatore. Che conferma l'ottima impressione data all'esordio con una 'solo' buona, nella speranza che il suo immancabile prossimo passo si stacchi da un modulo rassicurante per liberare ancora di più la sua promettente fantasia.