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Sherlock 4x03: la nostra recensione del gran finale 

“The Final Problem” chiude forse per sempre Sherlock con uno scontro “tutto in famiglia” dotato di grande suspense

Sherlock

16.01.2017 - Autore: Marco Triolo (Nexta)
Se questo fosse davvero l'episodio finale di Sherlock, non ci lamenteremmo. “The Final Problem” mette fianco a fianco i fratelli Holmes, coadiuvati dall'inseparabile Watson, per risolvere un grattacapo complesso e terrificante: il piano messo in atto dalla sorella perduta Eurus (Sian Brooke), che abbiamo conosciuto nella scorsa puntata, “The Lying Detective”. 

--- SEGUONO SPOILER ---

Eurus è detenuta in un carcere di massima sicurezza situato su un'isola, dove vengono rinchiusi soggetti pericolosi e incontrollabili. Eppure l'abbiamo vista in libertà nei due precedenti episodi (sotto mentite spoglie). Come è possibile che Eurus abbia lasciato il carcere a piacere per tormentare i fratelli e Watson? La risposta è, ovviamente, sotto gli occhi dello spettatore e, come nella migliore tradizione di Sherlock, la rivelazione ci fa sentire incredibilmente fessi.



Quando Sherlock, Mycroft e John cadono nella trappola preparata da Eurus, vengono costretti a un gioco sadico che, fortunatamente, rifugge dai cliché impostati dalla saga di Saw, per quanto tre persone chiuse in una cella e costrette a compiere atti indicibili la faccia venire in mente ormai in maniera inevitabile. È anche intelligente il modo in cui Mark Gatiss e Steven Moffat, qui co-sceneggiatori, aggirano le nostre aspettative: è vero, Sherlock, John e Mycroft fanno finalmente squadra per risolvere un caso, ma la squadra viene immediatamente de-costruita, smantellata e messa sottosopra dal “piano malvagio” di Eurus.

L'atto finale è una lezione di suspense che sarebbe piaciuta a Hitchcock: Sherlock si ritrova contemporaneamente a dover salvare Watson dall'annegamento e impedire che un aereo di linea si schianti su Londra. Fino all'ultimo secondo ci si chiede davvero come diavolo ce la farà questa volta, ma ancora una volta l'intelligente scrittura di Gatiss e Moffat arriva in soccorso di una trama che pare eccessivamente convoluta, ma che in realtà getta molto più fumo negli occhi di quanto sembri.

L'unico dettaglio di cui gli sceneggiatori sembrano aver leggermente perso il controllo è la sottotrama sulla vendetta postuma di Moriarty: alla fine dei giochi, non risulta molto chiaro se si sia trattato di una messa in scena di Eurus, se i due l'abbiano decisa insieme o se, addirittura, la stessa Eurus abbia manipolato Moriarty spingendolo al confronto finale con Sherlock e alla sua morte. Il che ci porta al difetto comune degli episodi di questa nuova stagione, e anche un po' della precedente: una certa fretta di inserire più carne al fuoco possibile, che genera un susseguirsi di eventi talmente rapidi da far girare la testa allo spettatore. Ma quella che potrebbe essere interpretata come semplice disattenzione del pubblico di fronte alle macchinazioni di due autori geniali potrebbe essere diventata, al contrario, la scusa perfetta per nascondere i buchi di sceneggiatura. Poco importa: il risultato è qualcosa di talmente esaltante nel suo amore per la detection, nella sua voglia di regalare spettacolo dal primo all'ultimo secondo, da farsi perdonare qualunque incertezza.



Il finale, si diceva, ha chiaramente il sapore di una chiusura definitiva. Ma lascia anche aperta la porta a un eventuale seguito, sia esso una nuova stagione o qualche altro special TV o film. D'altro canto, ciò che conta di Sherlock è la leggenda: l'idea che Holmes e Watson saranno sempre lì, al 221B di Baker Street, pronti a risolvere qualunque grattacapo venga loro posto davanti.