Proprio ripensando a quello splendido film del 2008 viene il sospetto che Howard (insieme allo sceneggiatore di quello e di questo, Peter Morgan) abbia un particolare interesse - o tocco - quando si tratta di confronti diretti, di sfide a due tra uomini di un certo spessore, o peso storico.

Ciò detto col senno di poi, ovviamente, e dopo la visione - entusiasmante - di Rush, un film meraviglioso per il quale ci sentiamo di spendere superlativi e aggettivi azzardati senza molti timori di smentita. Certo, l'avere vissuto quegli anni in diretta (quindi l'esser nati almeno nel 1970) comporta un possibile rischio di poca obiettività , ma al di là dell'aspetto emotivo-nostalgico e osservando anche solo quello tecnico di Rush, si rivela un requisito non indispensabile per godere dell'esperienza. Sin dalla prima scena, già esplicita nel definire il mood della vicenda: un campo lungo, sulla pista, bagnata, e prima ancora su un cielo plumbeo ma dai tanti riflessi.
L'anticipazione degli eventi di Nürburgring, quello che sarà il momento chiave della storia sportiva di Niki Lauda e James Hunt, della loro epica, forse, ancora di più (visto che Lauda poi vinse altri due mondiali). Ma solo a livello di cronaca. La chiave di un rapporto cosi complesso non si racchiude in un solo episodio, e per fortuna. Perché nell'alternare il centro dell'attenzione su uno o l'altro dei protagonisti sta la magia di Rush.

La ricostruzione della vera storia, a partire (con un immediato balzo all'indietro) dalle prime apparizioni su pista dei due contendenti, sei anni prima, ci permette di scoprirli, di vedersi formare e crescere i due personaggi, le dinamiche tra di loro, la tensione, l'invidia, la rivalità , l'emulazione, la rabbia e il rispetto.
Evitando inutili spettacolarizzazioni e affidandosi a riprese 'breathtaking' di per sé, l'attenzione passa tutta sull'elemento umano. Anche per il confronto di filosofie tra il calcolatore e professionale Lauda e il viveur e edonista Hunt, ognuno vincitore e capace di raggiungere i propri personali obiettivi (il successo per uno, il piacere di vivere per l'altro) e di scatenare l'invidia - anche positiva, in definitiva, visto il legame unico e amicale che viene mostrato nel suo farsi - dell'altro.
Howard è grande nel costruire questo affresco, sempre equilibrato e in grado di spiazzare lo spettatore. I due si spingono e tirano l'azione, anche qui alternandosi, persino uscendo di scena, soprattutto nei momenti più commoventi. Non (ed è un altro merito) quelli più prevedibili - come l'incidente (ricostruito per non utilizzare le vere immagini, complimenti) o l'ospedale (su cui si glissa, con una resa drammatica e lirica insieme) - ma quelli presi direttamente dal legame suddetto; e ci si ritrova sconcertati nel commuoversi dinanzi a un pestaggio...

Una ennesima prova di forza per un film dalle emozioni forti, davanti alle quali, anche se non sempre espresse in maniera esplicita, sembra impossibile non empatizzare, a volte schierandosi, a volte cercando di comprendere. Ma anche un film (costato 'solo' 38 milioni di dollari) dalla scansione precisa, molto classico per certi versi, nella costruzione dei suoi personaggi e degli intrecci, regolari e dalle aggiunte equilibrate e contenute. Un film che si affida alla cura dei dettagli, la scelta delle inquadrature, il montaggio, la fotografia e l'illuminazione per valorizzare script e regia, che gettano una luce unica sulla miglior interpretazione di sempre del Thor cinematografico e di Daniel Brühl.
Rush, in uscita il 19 settembre, è distribuito dalla 01 Distribution.
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