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Boris, il film - La nostra recensione

Dalla tv al cinema, il pesciolino Boris si lancia in mare aperto. Il risultato è folgorante nella prima parte ma cala in un finale meno efficace e originale.

Boris - il film

31.03.2011 - Autore: Ludovica Sanfelice
Girare un rallenti del giovane Ratzinger che corre felice nei prati per glorificare la scoperta di un vaccino è troppo anche per Renè Ferretti. E’ questa la goccia che fa traboccare il vaso delle mediocrità televisive che il regista è disposto a sottoscrivere. Piuttosto la fame e la depressione… oppure la nuova speranza di percorrere la strada, sì accidentata, di un cinema senza compromessi con la sua poetica libertà e le sue tasche vuote. Alla prova dei fatti però la presunta intellighenzia del Belpaese, depositaria di una cultura lontana dalle rappresentazioni dozzinali ad uso e consumo del piccolo schermo, si rivela paludata, inconcludente, vigliacca e non meno tirannica del sistema cui il povero Renè ha appena finito di ribellarsi. Ed è in questa paralisi che prospera beato il germe del cinepanettone che lastrica di asfalto quella via dell’inferno fatta di intenzioni alla buona più che di buone intenzioni.

Francesco Pannofino in Boris - Il film

Dopo aver raccontato la giungla della tv troppo italiana attraverso gli Occhi del Cuore 1 e 2 e la sue patetiche variazioni all’americana con Medical Dimension, gli autori della fuoriserie "Boris" alzano il tiro e puntano allo stallo che da decenni tormenta la nostra industria cinematografica e più in generale un paese che non sa più esprimersi se non nella cagnara. Si leva così un grido di disperazione contro l’arte del compromesso e della corruzione che arrangia uno sfogo delirante e molto ironico attraverso l’irresistibile ritratto di una troupe scalcinata e ciabattona composta da attori sfrontati, dispoticamente introversi o viziosi, direttori della fotografia inetti e tronfi, amministratori lupi, produttori codardi e pezzenti, sceneggiatori fanfaroni, precari sfruttati e talenti umiliati.

Carolina Crescentini in Boris - Il film

"Boris - Il film" prova così a far esplodere il tappo di indecenza e superficialità che comprime e soffoca ogni tentativo di evasione, usando gli occhi del cuore per individuare le falle del sistema. Per scavare il tunnel c’è il temperino di una risata che investe tutti senza ungersi di smancerie, e in alcuni momenti si raggiungono picchi di lirica genialità. L’amministratore Lopez declassato alla sezione Cinema che teme di prendere la salmonella dai compagni-colleghi con i golf che pizzicano; il produttore che prova a finanziare un progetto non commerciale ma poi è costretto a riconoscere che non ha soldi per tutta questa sensibilità; gli autori che formalizzano il vuoto creativo nella tecnica dell’impepata di cozze; l’attrice impressionabile e passivo-aggressiva ispirata sfacciatamente a Margherita Buy, sono solo alcune delle fantastiche trovate che gli sceneggiatori-registi scatenano in una prima parte del film davvero spassosa.

Francesco Pannofino e Roberta Fiorentini in Boris - Il film

L’operazione di trasferimento sul grande schermo era complessa per due ragioni: l’ingombrante cast e il pericolo di scivolare in un lungo episodio-costola. E se entrambi i rischi possono dirsi parzialmente scansati grazie ad un umile e doloroso lavoro di sintesi sui personaggi (Stanis il più mutilato) e di rinuncia ai comodi tormentoni, il granchio più grande viene preso con la carica troppo insistente al cinema blockbuster che finisce per ridurre, se non vanificare, lo spirito eversivo di Boris. Gli ultimi venti minuti di pellicola, infatti, cedono ad una conclusione eccessivamente rumorosa che, dispiace dirlo, ha il sapore dell’impepata di cozze sopracitata. E si dimezza così la detonazione di quella che poteva essere una commedia “stupesce”.

"Boris - Il film" è distribuito nelle sale dalla 01 Distribution

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La clip di Nando Martellone