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Stasera in TV, 28 settembre: American History X con Edward Norton

Un film rimasto negli annali nonostante una genesi travagliata, per le idee fin troppo precise del suo protagonista, quasi da Oscar

28.09.2016 - Autore: Mattia Pasquini (Nexta)
Difficile riconoscerlo come film di Tony Kaye, viste le difficoltà incontrate sul set dal regista, personaggio notoriamente sopra le righe (visto per l'ultima volta nel 2011 per il suo Detachment - Il distacco con Adrien Brody) arrivato a non riconsocere come proprio il sorprendente American History X. Una profonda frattura che - a quanto si dice - ha permesso a Edward Norton di avere un controllo totale sul film (dichiaratamente rimontandolo) e sulla propria notevole interpretazione.

Il film. Gonfio di rabbia e violenza, Derek Vinyard (Edward Norton), leader di un gruppo di naziskin americani di Venice Beach in California, viene mandato in galera in seguito a un omicidio. Un calvario dal quale esce cambiato, guarito e redento. Ora lo aspetta il compito più difficile, salvare dal suo stesso destino il fratello minore Danny (Edward Furlong), cresciuto nel suo mito e con il desiderio di emularlo. Ma in certi quartieri, in certe città, la salvezza è impossibile.



Dietro le quinte. È rimasta storica la rinuncia al Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg, da parte di Norton, per combattere questa sua diversissima guerra, come anche la decisione di mettere su quasi 15 kg di muscoli e quella - condivisa con Edward Furlong - di radersi a zero per entrare nel personaggio. Meno noto è il fatto che il ruolo fosse stato precedentemente rifiutato da Joaquin Phoenix, troppo a disagio nell'interpretarlo, e che nel ruolo di Cameron Alexander si fosse pensato persino a Marlon Brando.

Perché vederlo. Perché è un film visivamente potente. La fotgrafia di Kaye fa sembrare Venice un campo di addestramento in vista di uno scontro apocalittico. Già il corpo di Edward Norton (in una delle sue interpretazioni migliori, come detto), scolpito e segnato dall'evidente svastica tatuata, marchio a fuoco dell’appartenenza a un gruppo in guerra, diventa espressione di questa tensione pronta ad esplodere. Perché il film non racconta una storia nuova, anzi (soprattutto ultimamente), ma lo fa con un linguaggio fortemente innovativo, facendoci attendere con ansia il climax finale, portandoci nel cuore del movimento neonazista, nel suo quotidiano, nei suoi rituali e simboli, e facendoci provare la brutalità dello scontro tribale frutto del più idiota e anacronistico odio di razza. Non focalizzandosi sulle sue origini, perché ogununo di noi, sembra dirci, può diventarne preda, ma sulle sue più drammatiche conseguenze.



La scena da antologia. Anticipata sin dall'inizio, nel primo racconto in bianco e nero del passato dei fratelli Vinyard, origine del senso di colpa del più piccolo e della sua deviazione, ma anche del processo intrapreso dal maggiore, l'arresto di Derek resta un apice che spezza - visivamente e narrativamente - in due il racconto. Dal campo di basket a Venice Beach ai racconti dal carcere, la trasformazione del leader Nazi Derek Vinyard (basato sul vero skinhead Frank Meeink) nasce da qui, da un banale casus belli, che esplode in tutta la sua brutalità, con una ferocia inattesa, sul marciapiede di casa. Una scena che penetra e rimane impressa nella memoria, anche fisica, oltre che emotiva o cinematografica, per la sua 'semplicità', dolorosa solo a vederla… o immaginarla.

I Premi. Miglior attore protagonista a Edward Norton da parte dei Southeastern Film Critics Association Award e della giuria dei Satellite Awards, che nominarono anche Beverly D'Angelo (come attrice) e David McKenna (per la Nomination Migliore sceneggiatura originale). Per il resto tante candidature, anche importanti, quasi tutte sempre per Norton, addirittura dalla Academy per il Premio Oscar di categoria.

Dove e quando. Alle 21:00 su Iris, canale 22 del digitale terrestre e 11 della piattaforma satellitare TivùSat.