Una scomoda verità 2

TRAMA
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Dieci anni dopo il documentario Una scomoda verità, Al Gore torna a mostrare le terribili devastazioni del cambiamento climatico in un momento in cui il governo USA vuole ignorare il problema. L'ex vice-presidente mostra anche le nuove possibilità della rivoluzione energetica, un evento a cui l'umanità è molto vicina.  

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
An Inconvenient Sequel: Truth to Power
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
98 min.
USCITA CINEMA
30/10/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Mattia Pasquini
 
Vuole sbattere la verità in faccia al potere, Al Gore, che torna al cinema con il suo 'Inconvenient Sequel' del film del 2006 per lanciare un grido di denuncia e aggiornarci sullo stato del nostro Pianeta e del nostro futuro. Nelle sale vedremo Una scomoda verità 2 per solo due giorni - il 30 e 31 ottobre - per un vero e proprio evento che aveva già avuto una anticipazione durante lo scorso Festival di Cannes, quando avevamo assistito a una vera e propria "chiamata alle armi contro il cambiamento climatico".
 
Ma il nuovo documentario dell'ex vice-presidente degli Stati Uniti non poteva semplicemente ripetere la formula, per quanto fortunata, del precedente. E per vari motivi. In primis per le mutate condizioni del contesto raccontato, con una crisi climatica di certo non migliorata e risposte ambigue - quando non contraddittorie (vedi il dietro-front di Donald Trump sugli accordi di Parigi) - da parte della politica e della società civile. La forza del Gore comunicatore, comunque, è sempre stata quella di sapersi mettere sul piano dell'interlocutore, superando certe barriere e permettendo ai suoi messaggi di essere immediatamente fruibili o percepiti come diretti a ciascuno di noi.
 
Il problema è semmai che questa 'umanità' per buona parte della costruzione del film si ripiega su se stessa in un comprensibile quanto innecessario 've l'avevo detto' (di sicuro impatto il caso 'Sandy'), suffragato da una mole di informazioni raccolte in giro per il mondo che non fanno che giustificare la frustrazione del narratore e la nostra disperazione. Che fosse o meno l'obiettivo prefisso, da subito è evidente che il vero protagonista di questo secondo capitolo è proprio lui, l'onnipresente Al, ormai divenuto una figura di riferimento e di rappresentanza in un campo che sembra restare parallelo alle nostre vite.
 
Ma davvero è tutto inutile? Sicuramente il tempo non è dalla nostra parte, come cantava qualcuno, ma se veramente si voleva spingere nuove generazioni e vecchi governanti a sposare una rivoluzione green forse manca qualcosa (e il boxoffice molto più magro del 2006 sembrerebbe dimostrarlo). Per fortuna tracce di speranza appaiono nella seconda parte dell'opera, la cui capacità di coinvolgimento aumenta al diminuire il peso del personaggio principale. E a fronte della conferma che pandemie e disastri sono tra le cause di molti cosiddetti esodi ambientali, si punta molto sulla poca penetrazione delle lobby legate ai combustibili fossili nelle stanze del potere dei paesi in via di sviluppo. È lì che si dovrà investire, per molti motivi, come dimostra l'esempio virtuoso e sorprendente dell'India (più di quello delle cittadine statunitensi al 100% 'rinnovabili'). A meno di volersi crogiolare nella solita letale miopia o di illudersi che le necessità di equilibrio di una produzione cinematografica possano alleviare l'allarme…