Tre tocchi

TRAMA
Tre tocchi

Gilles è un giovane attore di soap, bello e amato dalle ragazzine, spavaldo all’apparenza, ma così insicuro e debole che finisce nel tunnel della cocaina e si circonda di brutte frequentazioni. Vincenzo passa le sue giornate ad accudire il padre in ospedale, è sempre cupo e silenzioso, si mantiene cantando in un ristorante, nonostante il suo talento e la sua bellezza statuaria. Vive una rabbia cosÌ forte e una frustrazione tale che lo portano a sfogarsi nel sesso e nella violenza fisica. Leandro, il più grande del gruppo, torna nella sua Napoli, con una consapevolezza e determinazione diversa da quella in cui la aveva lasciata molti anni prima. Decide di chiudere i conti con un passato ingombrante ed oscuro e, sotto le smentite spoglie di Jennifer, il trans che interpreta a teatro, ci regala la sua rinascita rimettendo in discussione la propria intera esistenza. Anche Max torna spesso nella sua terra, la Basilicata, ogni volta che sente di perdere il senso della realtà e vuole riprendersi da una delusione. Si era illuso infatti di poter fare una vera carriera, ma si ritrova ad un doloroso bivio se cedere o no alla proposta di sposarsi con la figlia di un ricco albergatore. Antonio fa teatro, grazie anche alla donna che lo mantiene e che ha trent’anni più di lui, ma è coraggioso, si è rimesso in discussione, ha studiato, ha rischiato, e ha vinto. Affronta il provino che gli permetterà di fare il protagonista della sua vita, contro chi non credeva in lui, contro chi non lo considerava all’altezza, anche contro se stesso. Chi invece non vincerà mai è Emiliano. Lui si è arreso alle sue insicurezze, ha perso la determinazione e la voglia di farcela. Il lavoro da facchino e il passatempo da doppiatore hanno rubato tempo alla recitazione e lo hanno portato a rinchiudersi in un mondo fatto solo di sogni.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Tre tocchi
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DURATA
100 min.
USCITA CINEMA
13/11/2014
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2014
RECENSIONE
di Alessia Laudati
 
Sei storie, sei mascolinitÀ, un unico sogno; diventare attori. Marco Risi penetra nello spogliatoio sportivo, uno dei simulacri storici della mascolinitÀ contemporanea, e racconta le aspre frustrazioni di un gruppo di aspiranti attori. Tre tocchi, titolo che fa riferimento alla triade di qualitÀ calcistiche necessarie per definire un ottimo giocatore e valide anche per il mestiere della recitazione, perchÉ pur sempre di performance si tratta, È un film tutto al maschile che indaga profondamente la precarietÀ di chi prova a fare delle propria passione un mestiere.
 
Gilles, Vincenzo, Leandro, Max, Antonio e Emiliano giocano nella stessa squadra di calcetto e aspirano a diventare attori professionisti. PerÒ fuori dal campo da calcio ognuno È nemico dell’altro e lotta in solitudine per sconfiggere i demoni di un percorso spesso segnato da frustrazione e dolore. 
 
Marco Risi sceglie di attingere a piene mani nella propria esperienza personale: sono parzialmente vere le storie raccontate, com’È reale l'aspirante professione dei protagonisti che giocano con il regista nella formazione degli ItalianAttori, per redigere un film che prova a raccontare il lato oscuro della fama. 
 
L’obbiettivo risulta decisamente riuscito, e le ansie, le sconfitte e le paure dei sei protagonisti sono sufficientemente ben costruite da levare un po’ di patina dorata al mondo luccicante dello show business. Il film, tuttavia, non È solamente la narrazione di una ricerca esasperata della felicitÀ. Tra le cartilagini del racconto, esiste una riflessione piÙ ampia sulla condizione maschile contemporanea. che necessita di molto coraggio e di puntuale autocritica per essere raccontata con cosÌ tanta precisione. 
 
Tre tocchi È principalmente un film sugli di uomini oggi. Sulla loro condizione evanescente e sul dolore che in molti casi ne deriva. I calciatori di Risi sono spesso figure solitarie, violente, dalle relazioni deprimenti con le donne, precari nel lavoro, con negli occhi il miraggio del successo e nel cuore una falsa virilitÀ. E’ probabilmente questa la chiave antropologica che rende questo piccolo film un gigante abbastanza audace da trattare con essenzialitÀ temi sicuramente poco esplorati dal cinema italiano.