The Irishman

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The Irishman

Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci sono i protagonisti di The Irishman di Martin Scorsese, una saga epica sulla criminalità organizzata nell'America del dopoguerra vista dagli occhi del reduce della Seconda guerra mondiale Frank Sheeran, imbroglione e sicario che ha lavorato al fianco di alcune delle figure più tristemente note del '900. Il film copre diversi decenni di uno dei maggiori misteri irrisolti della storia americana, la scomparsa del leggendario sindacalista Jimmy Hoffa, offrendo un viaggio grandioso attraverso i segreti del crimine organizzato, tra i suoi meccanismi interni, le rivalità e i legami con la politica.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Irishman
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Netflix
DURATA
210 min.
USCITA CINEMA
04/11/2019
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2019
di Mattia Pasquini
 
Impossibile parlare male del tanto atteso The Irishman di Martin Scorsese. Un film 'evento' annunciato da tempo e che, dopo il passaggio in anteprima alla Festa di Roma, dal 27 novembre sarà disponibile su Netflix. Ma soprattutto il film che segna il ritorno sul grande schermo della coppia formata dal regista italoamericano e del suo vecchio amico Bob De Niro a 24 anni dal Casinò del 1995 (senza contare il corto del 2015, The Audition). E in un film che torna a raccontare il sottobosco criminale americano intrecciandolo con la Storia di una Nazione piena di contraddizioni, in questo caso osservata attraverso la vita di una figura emblematica, contemporaneamente al centro e ai margini della vicenda.
 
Un protagonista negativo, come altre volte in passato, molto lontano dall'essere una figura con la quale identificarsi, se non nelle sue paure più umane. E lontano dall'avvicinarsi al rango di anti-eroe che spesso le maschere raccontate dai due hanno saputo raggiungere. Si parla di Frank Sheeran, protagonista del libro di Charles Brandt L'irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa (I Heard You Paint Houses) proposto dallo stesso De Niro all'amico regista. Una scintilla che i due cercavano da tempo, per tornare a lavorare insieme, per la nona volta dopo una serie di capolavori entrati nella storia del cinema, e per tornare a dare vita alla chimica che a sprazzi riesce ancora a 'bucare' lo schermo.
 
Che questa volta sarà - vedremo in quanta parte - quello 'piccolo', televisivo e casalingo, grazie al finanziamento della popolare società di streaming e distribuzione cinematografica, senza la quale la magia non sarebbe stata possibile. Un "esperimento", più che una magia, a sentire Scorsese. Entusiasta di una tecnologia che ha permesso di ringiovanire De Niro e metterlo al centro di una storia che attraversa diversi decenni senza ricorrere ad attori più giovani e che in sei mesi di postproduzione ha fatto sì che il 76enne attore (appena visto in Joker) potesse regalarci una delle sue prove migliori degli ultimi anni.
 
Non solo lui, ovviamente, ché la vera magia di The Irishman è tutt'altro che meramente tecnica. E non potremmo parlarne se non fosse per il carisma e la presenza scenica di Al Pacino e - su tutti, immenso! - Joe Pesci (senza nulla togliere ai vari Harvey Keitel, Bobby Cannavale, Domenick Lombardozzi e via dicendo). Sono loro, nei panni di Jimmy Hoffa e 'Russ' Bufalino, le colonne di una storia che non avrebbe avuto la stessa forza se lasciata al duo delle meraviglie sulla bocca di tutti.
 
"Non abbiamo dovuto parlare molto, ci bastava guardarci" ha detto il vecchio Marty del suo rapporto sul set con l'alter ego Robert, e forse i due han contato troppo sulla capacità di trasmettere emozioni e creare una atmosfera con così 'poco'. La lunghezza della narrazione, l'abitudine dei fan a un certo tipo di contesto, gli inevitabili confronti col passato potrebbero fiaccare la resistenza dei più, e finire per intiepidire i giudizi… Eppure, come quando lo si incontra dal vivo, quando Scorsese inizia a raccontare una storia non si può fare a meno di fermarsi ad ascoltarlo incantati.
 
In questo caso, come detto, grazie ai silenzi di Pesci e alle intemperanze di Pacino, alla incredibile mimica - anche fisica - di De Niro e a una pletora di grandi caratteristi la storia diventa quasi una scusa. Ed è un peccato. Perché rischia di diluire l'intensità della riflessione sulla nostra mortalità, sulle responsabilità che compongono il fardello che ci accompagna durante la vita, sulla malinconia del morire soli e del confrontarsi con le leggi che ci hanno guidato per tutta la vita, che fossero legate alla morale o all'onore, al dovere o all'amicizia. Quello che stava a cuore a Martin e Bob, e che in fondo rendono unico e particolare questo eccezionale ritorno in scena.