Mission: Impossible – Fallout

TRAMA
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Le migliori intenzioni tornano sempre indietro a darti la caccia. Mission: Impossible - Fallout ritrova Ethan Hunt (Tom Cruise) e il suo team della IMF  (Alec Baldwin, Simon Pegg, Ving Rhames) insieme ad alcuni alleati che conosciamo già (Rebecca Ferguson, Michelle Monaghan) in una corsa contro il tempo dopo una missione fallita. Henry Cavill, Angela Bassett e Vanessa Kirby completano il cast del film.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Mission: Impossible – Fallout
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
20th Century Fox
DURATA
150 min.
USCITA CINEMA
29/08/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Pierpaolo Festa

C’è un momento nel terzo atto di Mission: Impossible – Fallout in cui Ethan Hunt enuncia esattamente quello che farà entro quindici minuti, Ça va sans dire che si tratta di qualcosa che sfida ogni logica. Un’azione da completare in una finestra di tempo nella quale il mondo potrebbe essere distrutto. Mosse del genere sono le colonne portanti di questo franchise action, adesso crediamo all’istante alle parole del suo protagonista non perché lo abbia fatto altre volte, ma perché il rapporto di fiducia tra quest’uomo e il pubblico evolve dopo cinque film.  
 
L’eroe è un uomo, e per la prima volta mostra le sue emozioni, i suoi dubbi e le sue paure. Essere l’uomo di punta dell'IMF comporta un lato oscuro con il quale bisogna fare i conti. La macchina da presa di Christopher McQuarrie non esita a esplorarlo, partendo proprio dagli incubi ricorrenti che accompagnano l’alterego cinematografico di Tom Cruise. L’unico che ci aveva provato fino a oggi era stato J.J. Abrams abbozzando una trama personale nel terzo film della saga (il capitolo minore), McQuarrie segue quell’intuizione e la amplifica, riuscendo a fare la differenza all’interno della saga.
 
E’ un Ethan Hunt diverso quello che vediamo in Fallout. E’ fatto di carne e sangue, ha la barbetta grigia incolta, è meno sveglio del solito: l’agente segreto sicuro di sé al punto da risultare arrogante lascia il posto a un uomo confuso e tormentato dalle sue paure. Perfino i suoi riflessi sono un po’ arrugginiti e in una delle scene più belle del film – una rissa a tre all’interno di un bagno – lo vediamo incassare, sanguinare e impiegare qualche secondo di troppo prima di buttarsi nell’azione. Paradossalmente arrugginire Ethan Hunt rimette a lucido la saga
 
La formula di Mission: Impossible mantiene comunque la sua struttura: si tratta come sempre di una trama basic che si snoda con pause narrative cucite tra potentissime sequenze d’azione. McQuarrie vuole ancorare l’elemento fanta-action, depurandolo dalla parte "fanta". Sebbene le sequenze action siano le più spettacolari della saga, questo Fallout ha un vago sapore di realismo che i precedenti non avevano. Da qui il paragone che in America hanno fatto con Il cavaliere oscuro: il film di Nolan elevava i cinecomic travestendoli da polizieschi in cerca di crudezza e realismo, Cruise e McQuarrie prendono l’adrenalina della saga e la ancorano alla paura. Il sesto capitolo supera la formula videogame-fumettone del passato.

In Mission: Impossible II ci dicevano che per creare un eroe c'era prima bisogno di avere un cattivo, McQuarrie cambia la regola: per creare un eroe bisogna che stia vicino alle donne giuste. Ecco perché torna a puntare sul gioco di seduzione tra Hunt e Ilsa Faust (la splendida Rebecca Ferguson), trasformandolo in un triangolo d’amore in cui viene inclusa nuovamente la moglie dell’agente segreto interpretata da Michelle Monaghan. Tutte le donne in scena, anche chi rimane nell'inquadratura per appena un minuto, portano in vita le emozioni di questo protagonista, rendendolo credibile agli occhi di chi sta a guardare. Mission: Impossible – Fallout apre un nuovo percorso per la saga, trasformandola da guilty pleasure perfetto per spegnere il cervello a un qualcosa di più serio e potente: un vero film d’azione con tutte le carte in regola per diventare un classico del nuovo millennio.
 
Dietro a ogni ciak, a ogni centesimo speso, a ogni intuizione creativa, c’è un Tom Cruise instancabile (e certamente con qualche rotella fuori posto che lo porta a rischiare la vita film dopo film), protagonista, produttore e stunt-man di sé stesso. Lo vediamo pendere da un elicottero in volo, lanciarsi col paracadute, correre in motocicletta senza casco andando contromano in piena Parigi. E lo vediamo scattare in uno sprint sui tetti di Londra, ma la parte migliore di questo maschio alfa è che non si tratta di un supereroe. Lo capiamo solo adesso. La vanità con la quale Cruise ha costruito questa saga vent’anni fa, quella stessa che lo ha convinto a rifiutare la controfigura, diventa adesso un mezzo vitale per il franchise. Si crea una specie di transfert: non assistiamo più passivamente a quelle acrobazie, siamo invece con lui, al suo fianco. E proviamo anche noi piena soddisfazione dai suoi successi.