Mektoub, My Love: Canto Uno

TRAMA
Mektoub, My Love: Canto Uno

Amin, un aspirante sceneggiatore che vive a Parigi, ritorna per l’estate nella sua città natale, una comunità di pescatori nel sud della Francia. E' l’occasione per ritrovare la famiglia e gli amici d’infanzia. Accompagnato da suo cugino Tony e dalla sua migliore amica Ophélie, Amin passa il suo tempo tra il ristorante di specialità tunisine dei suoi genitori, i bar del quartiere e la spiaggia frequentata dalle ragazze in vacanza. Incantato dalle numerose figure femminili che lo circondano, Amin resta soggiogato da queste sirene estive, all’opposto del suo dionisiaco cugino che si getta senza remore nell’euforia dei loro corpi. Munito della sua macchina fotografica, e guidato dalla luce eclatante della costa mediterranea, Amin porta avanti la sua ricerca filosofica lanciandosi nella scrittura delle sue sceneggiature. Ma quando arriva il tempo dell’amore, solo il destino, solo il mektoub, può decidere. Questo racconto di formazione ambientato nel 1994 illumina di nostalgia le meraviglie della giovinezza.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Mektoub, My Love: Canto Uno
GENERE
NAZIONE
Francia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Vision Distribution
DURATA
175 min.
USCITA CINEMA
24/05/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Marco Triolo
 
Dopo La vita di Adele, Abdellatif Kechiche torna con un altro grande film, una storia che non è una storia. Mektoub, My Love: Canto Uno è il resoconto di un'estate passata sulla costa francese, tra giornate in spiaggia, primi amori, uscite serali in discoteca e nei locali a bere birre con gli amici. Non siamo tanto distanti dal concetto di cinema di Richard Linklater, quel raccontare tutto raccontando il nulla.
 
Mektoub, My Love (primo capitolo di una trilogia) è la storia di Amin, giovane tunisino-francese che, nell'estate del 1994, torna nella sua cittadina natale sul mare dopo un periodo a Parigi. Aspira a fare lo sceneggiatore e ha già scritto un copione. Ma nel frattempo vuole solo trascorrere l'estate con gli amici dopo aver abbandonato la facoltà di medicina per seguire il suo sogno. Soprattutto, desidera ardentemente Ophelie, amica d'infanzia da cui è attratto, ma che frequenta suo cugino (tradendo il fidanzato partito per la guerra del golfo).
 
Il film di Kechiche cerca il naturalismo. Lo fa assoldando una squadra di attori giovani e nella maggior parte dei casi esordienti, e dirigendoli in modo tale da evitare l'effetto “recitazione”. Sembra davvero di seguire le disavventure amorose, le serate spensierate di un gruppo di adolescenti qualunque. Così facendo, Kechiche riesce a parlare di crescita, di pulsioni adolescenziali, di sogni e aspirazioni lontane. Si mette nell'ottica del suo straordinario protagonista, il perfettamente impacciato Shaïn Boumedine, e ne racconta la ricerca, mai soddisfatta e sempre frustrante, del sesso.
 
Mektoub parte con una scena di sesso molto esplicita. Lo sguardo di Kechiche indugia, come già faceva in Adele, sui corpi femminili. Li riprende in primo piano, li esplora con la macchina da presa. Sarà sicuramente tacciato di sessismo – e già alla scorsa Mostra di Venezia, dove il film è stato presentato, c'è chi ha usato questa parola. E invece è geniale per come riesce a farci comprendere per immagini il punto di vista di un teenager che pensa sempre e solo al sesso senza mai raggiungerlo.
 
Ma c'è altro, nella continua ricerca di Amin, un messaggio più universale nascosto nelle pieghe di questa non-storia: siamo talmente distratti dalla nostra continua ricerca di un ideale, da perderci ciò che di buono ci passa davanti. Tre ore che volano via, tre ore di emozione sincera. Tre ore che non vi basteranno.