La famosa invasione degli orsi in Sicilia

La famosa invasione degli orsi in Sicilia

Nel tentativo di ritrovare il figlio da tempo perduto e di sopravvivere ai rigori di un terribile inverno, Leonzio, il Grande Re degli orsi, decide di condurre il suo popolo dalle montagne fino alla pianura, dove vivono gli uomini. Grazie al suo esercito e all'aiuto di un mago, riuscirà a sconfiggere il malvagio Granduca e a trovare finalmente il figlio Tonio. Ben presto, però, Re Leonzio si renderà conto che gli orsi non sono fatti per vivere nella terra degli uomini.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
La famosa invasione degli orsi in Sicilia
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Bim
DURATA
82 min.
USCITA CINEMA
07/11/2019
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2019
di Mattia Pasquini
 
Non siamo abituati a vedere una Sicilia innevata, come quella che ci accoglie sin dalle prime scene di La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Lorenzo Mattotti. L'esordio alla regia dell'apprezzato fumettista e illustratore italiano ci porta infatti nei boschi vicino a Caltabellotta (la "Capitale internazionale del raviolo", in provincia di Agrigento), creando da subito una atmosfera irreale, diversa dallo stereotipo, perfetta per il prologo di una fiaba affascinante alla quale l'autore teneva molto, e nella quale ha messo più di quel che potremmo aspettarci di trovare.
 
Intanto un grande cuore, e tutta la sua passione, che gli han permesso di tenere duro durante una lavorazione durata oltre sei anni. E superare il dubbi della stampa internazionale (Variety in primis) dopo la presentazione del film al Festival del cinema di Cannes 2019, nella sezione del Un Certain Regard. Strane perplessità legate alla dinamica di accoglienza e integrazione al centro della storia, ispirata al romanzo del 1945 di Dino Buzzati pubblicato sul Corriere dei Piccoli e dedicato alla figlia Almerina.
 
L'incrollabile buona fede degli orsi, bisognosi di cibo e quasi costretti a scendere a valle, sperando che "non tutti gli umani siano nemici", lo scontro con istituzioni poco accoglienti e corrotte, migliorate proprio dalla penetrazione dell'altro, in questo caso onesto per Natura più che ennesima rappresentazione del Buon Selvaggio di Rousseau. Ma soprattutto la doppia versione della vicenda - forse l'elemento più interessante dal punto di vista sociale e storico - che nella narrazione del cantastorie si conclude 'a tarallucci e vino', ma in quella del misterioso suo interlocutore assume venature più amare, e ulteriori lezioni, di quelle che si traggono dalle sconfitte.
 
Lezioni che non appesantiscono mai il tono generale, che vive di una rara commistione di grazia, arte e innocenza. Quella delle favole di una volta, che quelle moderne non sempre riescono ad avere, troppo appesantite da obiettivi impegnativi o presunzione. "Nano sulle spalle di un gigante" (detto con assoluto rispetto!), il regista fa completamente suo il Buzzati che tanto aveva amato in gioventù, mutuando il proprio stile espressivo su quello dei disegni originali dell'autore veneto, semplici senza esser poveri, esplicitamente citati nei quadri del palazzo reale. Il risultato assomiglia più al Fantasia disneyano che al Koda del 2003, al limite al Yellow Submarine che fu (per chi vorrà vedercelo) con qualche ammiccamento orientaleggiante.
 
Una animazione rara, per i nostri confini e per il panorama internazionale del genere, almeno esulando dai modelli più diffusi e riconoscibili. Un mélange che parla chiaro, al quale si potrà contestare superficialità, ma solo non riuscendo a condividere la meraviglia e la speranza di una novella che parla di fiducia e onestà, di sbagli e di perdono. Una storia archetipica adattata al fruitore - come altri ci hanno abituati a vedere - ma in una forma tanto 'subdola' (detto con ammirazione e divertimento) che non se ne accorgeranno in molti. E che ci fa sognare una nuova epoca di prosperità e rivedere in positivo la possibilità di seguire un Re sinceramente "nudo".