Joker

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Joker

Joker del regista Todd Phillips è incentrato sulla figura dell’iconico villain, ed è uno standalone originale, diverso da qualsiasi altro film apparso sul grande schermo fino ad ora. L’esplorazione di Phillips su Arthur Fleck, interpretato in modo indimenticabile da Joaquin Phoenix, è quella di un uomo che lotta per trovare la sua strada in una società fratturata come Gotham. Durante il giorno lavora come pagliaccio, di notte si sforza di essere un comico di cabaret… ma scopre che lo zimbello sembra essere proprio lui. Intrappolato in un’esistenza ciclica sempre in bilico tra apatia e crudeltà, Arthur prenderà una decisione sbagliata che provocherà una reazione a catena di eventi, utili alla cruda analisi di questo personaggio.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Joker
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Warner Bros
DURATA
121 min.
USCITA CINEMA
03/10/2019
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2019
di Marco Triolo
 
È possibile unire supereroi e cinema d’autore? È una domanda che assilla Hollywood sin da quando il genere è nato (s’intende, è nato “per davvero”). Ci sono stati tentativi lodevoli (i Batman di Nolan, Watchmen di Zack Snyder), ma nessuno, finora, aveva mai avuto l’occasione ghiotta data a Todd Phillips.
 
Il regista di Una notte da leoni ha ricevuto carta bianca per raccontare a modo suo le origini del Joker, senza limiti (tranne che, probabilmente, di budget) e senza le costrizioni degli universi cinematografici condivisi che adesso vanno per la maggiore. Oltretutto con la libertà di realizzare un film per adulti, vietato ai minori e di conseguenza violento ed esplicito.
 
Non stupisce, dunque, che abbia scelto di non adattare nessun fumetto in particolare, ma di fondare una propria mitologia il cui unico punto fermo è l’esistenza di un tizio che va in giro vestito da clown e si fa chiamare Joker, in una città fittizia che si chiama Gotham. Il resto è inventato di sana pianta in combutta con il co-sceneggiatore Scott Silver. A partire dal nome del protagonista, Arthur Fleck (A. Fleck!): nei fumetti il nome di battesimo del Joker non è mai rivelato.
 
L’idea, sulla carta vincente, è quella di trasformare la parabola al negativo del Joker in un film perduto del Martin Scorsese di Taxi Driver. Gotham diventa la New York lercia e violenta del 1981, in cui un individuo disturbato, che ricorda un po’ ma non troppo Travis Bickle, all’ennesima batosta ricevuta da una società fredda e brutale decide di alzare la testa e rispondere al fuoco. Il debito è evidente non solo nell’estetica, inequivocabilmente anni ’70, e nei temi, ma anche nella presenza di Robert De Niro che, in un rovesciamento di Re per una notte, interpreta il presentatore di uno spettacolo comico in TV.
 
Purtroppo ciò che costituisce l’attrattiva principale del film ne diventa presto il maggiore problema. Se ti misuri con i giganti, devi aver preparato un piano a prova di bomba. Perché qualunque cosa al di sotto del capolavoro ci farà inevitabilmente una figuraccia. Phillips prende due piatti di una bilancia e, da una parte, ci schiaffa uno dei massimi vertici della New Hollywood. Dall’altra il suo Joker.
 
Che ha tutte le migliori intenzioni. Vuole esaminare da vicino la discesa nella pazzia di un uomo disturbato, ma, in fondo, innocuo. Vuole vedere fino a che punto possa arrivare senza perdere il controllo. Quale sia il peso eccessivo in grado di rovesciare la bilancia. Ma il percorso di Arthur è qualcosa che abbiamo già visto mille volte. Anziché addentrarsi in una psiche complessa e imprevedibile, è banale e grossolano nel puntare dita e cercare cause comprensibili e, a modo loro, rassicuranti. Uno non è mica matto e basta, è matto perché sono successe delle cose brutte che lo hanno reso tale. Stai tranquillo, spettatore: Arthur Fleck non può essere il tuo vicino di casa.
 
Molto più affascinante, se mai, è la lettura contemporanea della vicenda del Joker. In una Gotham dilaniata da criminalità e povertà, una polveriera in cui i meno abbienti sono a un passo dalla rivolta contro i ricchi, Joker diventa la miccia che fa saltare tutto, un simbolo della lotta di classe. Ma un simbolo contorto, mostruoso, che rimanda all’attualità. E ci ricorda come la rabbia porti la massa a reagire in maniera impulsiva, scegliendo idoli a cui non importa nulla del loro bene.
 
Gran parte del film si regge sulle spalle ossute di un Joaquin Phoenix che ci mette un impegno enorme. A partire dalla sua impressionante trasformazione fisica, che di solito si riserva ai ruoli "importanti" e che, dunque, è l’ennesimo indizio di quanto la Warner abbia puntato su questo film. Phoenix si ritroverà candidato agli Oscar, questo è abbastanza sicuro. E funziona, è perfetto, ma brilla maggiormente quando il materiale glielo consente.
 
Il finale è prevedibile e un po’ deludente. Dopo due ore di tensione, tutto si risolve troppo in fretta e senza sorprese. Tranne una che, francamente, risulta maldestra e fuori posto.
 
Joker resta un buon film, nonostante tutto quello che abbiamo detto finora. È perfettamente confezionato, ha un ritmo che non molla mai e una dose soddisfacente di violenza. È pura exploitation, però, e non va assolutamente preso come il film d’autore che ci è stato venduto dalla sapiente campagna marketing.
 
Eppure questa è una strada infinitamente più interessante e con potenzialità ben più esplosive della pallida imitazione della Marvel che finora la DC ha tentato. In confronto a Joker, i film del DCEU sembrano scritti da un teenager arrabbiato nella sua cameretta, la loro cupezza è pura superficie. Qui c’è il vero marciume a cui anche il The Batman di Matt Reeves dovrebbe puntare (ma non lo farà mai). Nonostante non sia completamente riuscito, Joker è il prototipo di qualcosa che vogliamo vedere tutti da un sacco di tempo. Speriamo non resti un caso isolato.