Io sono Tempesta

TRAMA
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Marco Giallini è Numa Tempesta, un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio. Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza. E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. Tra questi c’è Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il centro con il figlio, in seguito ad un tracollo economico.L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. Ma c’è il denaro di mezzo e un gruppo di senzatetto che, tra morale e denaro, tenderà a preferire il denaro. Alla fine bisognerà chiedersi: chi sono i buoni, se ci sono?

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Io sono Tempesta
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
01 distribuzione
DURATA
97 min.
USCITA CINEMA
12/04/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Sedersi in sala, pronti a scoprire la nuova storia scelta dal regista di Il portaborse, Mio fratello è figlio unico, La nostra vita o Chiamatemi Francesco, ed essere accolti dalla Ho visto un re di Enzo Iannacci e Dario Fo è una sorpresa tra le più belle che si possano avere. Ma alza le aspettative, e rischia di configurarsi come 'spoiler' considerato il testo della canzone e le vicende del Marco Giallini protagonista del nuovo Io sono tempesta.

È lui il Numa Tempesta del titolo, intorno al quale ruota la presunta farsa, un intreccio di fiaba e affresco sociale e morale del nostro tempo. Un mosaico complesso da rendere, quello progettato, pur ammettendo l'ambiguità di fondo - e insita nella natura umana - che più o meno tutti i personaggi riescono a rendere. Ma per una volta, e coerentemente con ciò che viene scelto di mostrare, sono gli ultimi a rubare la scena. Tanto la 'sporca decina' di diseredati quanto il piccolo Nicola dell'espressivo Francesco Gheghi, piacevole scoperta del film.

Che per il resto - sul lato attoriale - approfitta di un Giallini vecchio 'sòla' chiamato a gigioneggiare, di una Eleonora Danco discontinua, poco a suo agio con i momenti meno nelle proprie corde, e un Elio Germano sempre convincente ma ancora nei panni del figlio del popolo, ricco dei nostri difetti. Nella inevitabile - per quanto non intenzionale, a sentire l'autore - interpretazione pedagogica dell'operetta, infatti, sono molte le lezioni, nemmeno troppo sottintese. Nulla di nuovo, purtroppo, almeno per la cinematografia (e la cronaca) italiana contemporanea.

Evasione fiscale, leggi ad personam, solitudine, paternità difficili, desiderio del superfluo e del lusso, invidia, vendetta occhieggiano qui e lì nell'educazione reciproca di questi 'Ricco e Povero', come anche i diversi paradisi artificiali dai quali siamo circondati, sale slot e bingo compresi, ultimi lidi per tanti disperati in cerca di Isole del Tesoro. Temi e riferimenti che affollano quello che Luchetti stesso ha definito "un film sulla confusione", privo di schematismi e indifferente a ogni naturalismo. Coerentemente con la crisi di ideologie e le carenze dei protagonisti, con il tono favolistico della storia… e con il generale disordine della narrazione.