Il professore e il pazzo

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Il professore e il pazzo

Il film racconta la vera storia della creazione dell’Oxford English Dictionary, un progetto di compilazione tra i più ambiziosi della storia, un racconto che scava nella follia e nel genio di due uomini straordinari e ossessivi che hanno cambiato per sempre il corso della storia della letteratura. Il film unisce per la prima volta due pesi massimi del cinema mondiale, Mel Gibson e il due volte Premio Oscar® come miglior attore Sean Penn. Gibson impersona il professor James Murray, colui che nel 1857 diede vita al progetto, mentre Penn sarà il Dr. W. C. Minor, un ex paziente di un ospedale psichiatrico senza il quale non si sarebbe potuta portare a termine questa immensa opera letteraria.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Professor and the Madman
GENERE
NAZIONE
Irlanda
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Eagle Pictures
DURATA
124 min.
USCITA CINEMA
21/03/2019
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2019
di Gian Luca Pisacane
 
Braveheart. Cuore impavido sul campo di battaglia, guerriero coraggioso quando deve lanciarsi in progetti all’apparenza impossibili. Sulla panchina di un ospedale psichiatrico, si incontrano per la prima volta due immaginari, due talenti che hanno spostato gli equilibri. Due ragazzacci in cerca di redenzione, dentro e fuori lo schermo. Mel Gibson e Sean Penn.
 
Entrambi con la barba lunga, gli occhi segnati. Con i loro demoni da tenere a bada. Il primo interpreta un uomo colto, anche se non si è mai laureato. Il secondo è un ufficiale dell’esercito americano, che si è condannato uccidendo la persona sbagliata. Ha perso il senno per gli orrori della guerra, pensa di essere tormentato nella notte da un soldato marchiato, con una “d” da “disertore” sulla guancia. Ed è proprio dalle lettere, dalle parole, che nasce questa storia.
 
Il professore e il pazzo: chi è l’uno? Chi è l’altro? Difficile rispondere. Siamo a metà dell’Ottocento, e l’obiettivo è dar vita all’Oxford English Dictionary, opera monumentale che dovrebbe contenere tutta la lingua inglese. Impresa a dir poco ardua, soprattutto per pochi volenterosi dalle grandi ambizioni. Ma anche realizzare il film è stato pirotecnico. Sullo sfondo il saggio L’assassino più colto del mondo di Simon Winchester, dietro la macchina da presa Fahrad Safinia, cosceneggiatore di Gibson per Apocalypto.
 
Il vero scontro è stato tra le case di produzione, con la Icon Productions di Gibson che ha portato in tribunale la Voltage Pictures. Motivo: avere la possibilità di intervenire sul montaggio finale e ottenere altri giorni di riprese. Ha vinto la Voltage, e Gibson e Safinia non hanno approvato questa versione de Il professore e il pazzo. Così hanno scelto di comparire sotto il nome P.B. Sherman. Sembra di risentire le peripezie del “famoso” Alan Smithee, lo pseudonimo dietro a cui si celavano i registi che non volevano riconoscere il proprio lavoro. E, in questo caso, possiamo anche intuirne la ragione.
 
Il primo quarto d’ora è un concentrato di virtuosismi realizzati con la macchina a mano e, verso la fine, trionfano la retorica, i discorsi enfatici, l’esasperazione dei buoni sentimenti formato famiglia. A trovare una propria coerenza è la parte centrale. La ricerca dei significati, dell’evoluzione del linguaggio. Affascina il legame tra erudizione e umanità, l’idea di poter scattare un’istantanea della cultura di un popolo.
 
La finzione delle pagine scritte si fonde con la realtà, l’unico modo per sfuggire da dietro le sbarre è sulle ali della letteratura. Ma è una suggestione che svanisce in fretta. Gibson e Penn condividono pochi momenti, poi ognuno segue la sua linea narrativa. Eppure per un attimo Dead Man Walking e Mi chiamo Sam strizzano l’occhio alla fisicità nostalgica di Gibson, che forse, con il suo final cut, avrebbe trasformato Il professore e il pazzo in una favola moderna.