Gotti - Il primo padrino

TRAMA
Gotti

Gotti è il biopic che fa luce sulla vita del famoso capo del clan dei Gambino a New York City. Il film lo segue per tre decenni in una storia raccontata dal figlio John Jr. Ne sapremo di più sulla sua vita privata - la moglie è interpretata da Kelly Preston, fuori dal set moglie di Travolta dal 1991 - mentre cerca di tenere la famiglia unita tra tragedie e diverse condanne scontate in prigione.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Gotti
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Eagle Pictures
DURATA
112 min.
USCITA CINEMA
13/09/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Marco Triolo
 
Ci sono film che, per un'impalpabile combinazione di fattori esterni e interni, finiscono per ricevere più odio di quello che forse si meritano. Gotti, biopic del “padrino” John Gotti interpretato da John Travolta, è uno di questi film. Sia chiaro: non è un film riuscito o un capolavoro incompreso. È un film mediocre e trascurabile, televisivo nell'impianto e piuttosto inconcludente. Ma non è certamente il peggior film mai fatto nella storia del cinema, come sta venendo descritto.
 
Gotti è più che altro un progetto sfortunato, un film che ha fatto di tutto per non esistere e che è stato realizzato comunque, contro ogni segnale premonitore. Avrebbe dovuto essere diretto da Barry Levinson, poi Nick Cassavetes, poi Joe Johnston. Avrebbe dovuto contare nel cast anche Al Pacino e Joe Pesci. Ma ha perso per strada tutti questi pezzi e si è ritrovato con un regista televisivo (Kevin Connolly, tra i protagonisti di Entourage) e un cast di professionisti poco noti ma solidi. Con qualche eccezione, come Spencer Rocco Lofranco, interprete di John Gotti Jr. assolutamente inadeguato alla complessità psicologica della parte.
 
E ovviamente con l'eccezione di John Travolta, rimasto in sella nonostante tutto. Si vede come Travolta ci metta la faccia e ci creda davvero a questa chance di redenzione, dopo anni di ruoli abbastanza trascurabili. La sua performance – coadiuvata da un trucco, questo sì, di ottima qualità – risulta però diseguale. In certi momenti sembra nascondere un'ottima preparazione, è ovviamente professionale. Ma si affida troppo spesso a movenze e caratterizzazioni già sperimentate in carriera, cliché che da lui ci aspettiamo.
 
Un po' tutto il film, in fondo, è così. Si adagia sui già sperimentati ritmi del filone “Goodfellas”, racconta una storia di mafia americana esattamente come ce lo aspettiamo. Ma sembra non coglierne gli spunti profondi, muovendosi solamente in superficie per portare a casa il risultato con il minimo sforzo. La conseguenza principale è che del conflitto chiave del film, quello tra Gotti padre e figlio, quasi non rimane traccia. E la galleria di comprimari è talmente anonima che risulta anche difficile stare dietro ai numerosi sviluppi, tradimenti, colpi di scena, che spesso non sono chiari. Ci sono passaggi che dovrebbero essere importanti e che vengono presentati quasi fuori campo. Tutto questo perché, come da programma nei biopic meno ragionati, troppi avvenimenti sono condensati in appena due ore.
 
Gotti si conclude con un anticlimax che spoglia il film della poca epica rimasta. E ci lascia facendo dichiarate a parole a Travolta quello che avrebbero dovuto raccontarci le immagini: che di personaggi come John Gotti non ne incontreremo mai più. Ma non basta dirlo, bisogna farci capire perché. E se questa era la missione del film, è decisamente fallita.