Gorbaciof - Il cassiere col vizio del gioco

TRAMA
Gorbaciof  Il cassiere col vizio del gioco - Locandina

Un ragioniere con pochi scrupoli che lavora in un carcere, taciturno, giocatore d'azzardo, alle prese con una Napoli ormai multietnica. Gorbaciov (Toni Servillo), così soprannominato per una voglia rossa sulla fronte, decide di proteggere e aiutare la giovane Lila.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Gorbaciof - Il cassiere col vizio del gioco
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Lucky Red
DURATA
85 min.
USCITA CINEMA
15/10/2010
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2010
RECENSIONE

Vedere Toni Servillo sorridere è di per sé una novita. In “Gorbaciof” succede che il protagonista si innamori e viva, seppur solo per pochi minuti filmici, un amore corrisposto - non quindi una sorta di ossessione come in “Le conseguenze dell'amore” - e si lasci finalmente andare alla felicità. Per il resto, come al solito, la sua è l'interpretazione di un uomo malinconico, di poche parole, quasi misantropo. Non si tratta del leader comunista, quello sarebbe Gorbaciov, con la v alla fine e non la f. Qui il nome viene utilizzato come soprannome. Come l'ultimo capo del Pcus, Marino Pacileo ha una grossa voglia di fragola sulla fronte. Lavora come contabile al carcere di Poggioreale e passa le serata nello sgabuzzino di un ristorante cinese giocando a poker a puntate di cinquecento euro. Cifre alte, che non si potrebbe permettere se non rubasse ogni tanto soldi dalla cassaforte della prigione. Quando però i debiti si accumulano, per rientare ha un'unica possibilità: svolgere un lavoretto per degli amici criminali.

Il film di Stefano Incerti presentato fuori concorso al Festival di Venezia si regge unicamente sulle spalle del suo attore protagonista. E' guardando Servillo, il suo talento e la sua attenzione per i dettagli, che si riesce ad arrivare alla conclusione senza annoiarsi. Il racconto è infatti costruito su pochissimi elementi, l'epilogo e la morale annessa sono piuttosto banali e prevedibili. Per quanto formalmente pulito, a fine visione non si ricordano particolari sequenze, che siano tenere, di suspense o di introspezione personale. Tutto rimane in superficie, compresa la possibile critica sociale e gli accostamenti, molto alla lontana, con Paolo Sorrentino (di solitudine “L'uomo in più” e il rapporto con il denaro di “L'amico di famiglia”). E' vero, “Gorbaciof” non ha goduto di alcun sovvezionamento statale e già per questo andrebbe apprezzato, ma i limiti qui non sono di budget, quanto di idee di sceneggiatura. Va bene il “lirismo” di cui ha parlato Incerti presentando il suo film, ma ci vuole qualche fatto in più per farlo volare alto

IL CAST