Il primo uomo

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TRAMA
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Il Primo Uomo narra l’avvincente storia della missione della NASA per portare un uomo sul luna. Il film si concentra sulla figura di Neil Armstrong e sugli anni tra il 1961 e il 1969. Resoconto viscerale in prima persona, basato sul libro di James R. Hansen, il film esplorerà i sacrifici e il costo che avrà per Armstrong e per l’intera nazione, una delle missioni più pericolose della storia.

Film d'apertura della 75° Mostra del Cinema di Venezia (in Concorso). 

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
First Man
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
135 min.
USCITA CINEMA
31/10/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Marco Triolo

La cabina dell'aereo è claustrofobica, il pilota sommerso da vibrazioni e grida metalliche preoccupanti mentre sfreccia nel cielo a velocità supersonica, diretto verso il vuoto dello spazio. Poi rimbalza sull'atmosfera, l'altimetro impazzisce e, per una ventina di concitati secondi, siamo certi che lascerà l'orbita e la vita per sempre. La tensione è altissima anche se sappiamo perfettamente che Neil Armstrong non morì a bordo di un aereo sperimentale, ma visse a lungo e mise per primo piede sulla Luna.
 
Questa sequenza di apertura è il perfetto biglietto da visita de Il primo uomo di Damien Chazelle. Un film che sfoggia un ritmo, un montaggio e un sonoro invidiabili nelle scene ambientate nello spazio, ma che fallisce un po' dove in realtà cerca di riporre il proprio cuore, cioè nelle sequenze intime in seno alla famiglia di Armstrong.
 
Il primo uomo vede Ryan Gosling nei panni di Armstrong e ne segue le vicende nel corso di un decennio, dall'entrata nel programma spaziale della NASA fino all'allunaggio. Un biopic standard che cerca di raccontare il più possibile nello spazio concesso da un'opera cinematografica (bella lunga, 135 minuti). E forse proprio questo è il problema.
 
Da un lato si vede come Chazelle voglia superare il linguaggio e la struttura dei biopic ad alto budget per arrivare a qualcosa di più rigoroso e vero. Si concentra molto sulla figura privata di Armstrong, sul suo rapporto con la moglie (Claire Foy) e i figli, sul lutto per la perdita di una figlia piccola, elemento centralissimo al plot. Parte sempre dal suo punto di vista, dal suo sguardo umano che osserva la Luna da lontano. Anche quando lascia l'atmosfera, il film vive di dettagli e piani ristretti, la regia sta rigorosamente dentro le capsule Gemini e non concede mai un'apertura all'immensità del cosmo. Apertura che arriva solo alla fine ed è guadagnata: sta proprio in questa dicotomia tra molto grande e molto piccolo una delle chiavi di lettura del film, che mira a raccontare il raggiungimento di un traguardo enorme tramite piccoli passi.
 
Peccato che Chazelle non riesca a mantenere sempre vigile il rigore che dimostra in queste scelte e si lasci in definitiva andare alle convenzioni del biopic. Laddove tenta di approfondire i rapporti famigliari, è proprio dove invece fatica a dire qualcosa di originale o particolarmente profondo. E nel sintetizzare sullo schermo il carattere chiuso di Armstrong, finisce per trasformare il protagonista nella macchietta dell'eroe tormentato e silenzioso. Quando arriva a citare Malick (The Tree of Life, in particolare) in un raro momento di gioco tra Armstrong e i figli, appare evidente come il regista si senta talmente a disagio da dover ricorrere a un omaggio per mascherare l'assenza di quella verità che cercava e che non ha trovato davvero. Una freddezza che il rigido minimalismo della recitazione di Gosling non aiuta certo a dissipare.
 
L'inclusione dell'allunaggio nel finale è in parte comprensibile, perché serve a chiudere i fili narrativi facendo quadrare tutto (secondo le logiche della sceneggiatura cinematografica, anche qui molto canoniche). Ma d'altro canto cozza fortemente con lo stile del resto del film.
 
Il primo uomo resta un biopic ben fatto ed esauriente. Ci incanta con un omaggio sentito a 2001: Odissea nello spazio di Kubrick. Ci intrattiene raccontando nei dettagli quel “grande balzo per l'umanità” che ancora oggi non abbiamo eguagliato. Ma, a dispetto di tutta la buona volontà, non raggiunge mai la Luna: si fa un giro in orbita, ci mostra rapidamente il panorama e poi torna giù.