Il gioco delle coppie

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il gioco delle coppie

Alain (Guillaume Canet) è un editore di libri di successo e sicuro di sé che lotta con i pro e i contro della sua vita professionale e privata. Il suo rapporto con la moglie Serena, star delle serie tv (Juliette Binoche), è un po' stantio, e deve trattare delicatamente con uno dei suoi autori di lunga data (Vincent Macaigne), per la pubblicazione del suo nuovo libro. A complicare la situazione è l’interesse di Alain per i media digitali e social, che lo ha portato ad assumere una giovane donna incredibilmente ambiziosa come "responsabile della transizione digitale" nella sua azienda…

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Doubles vies
GENERE
NAZIONE
Francia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
I Wonder Pictures
DURATA
108 min.
USCITA CINEMA
03/01/2019
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
di Marco Triolo
 
Olivier Assayas torna a Venezia otto anni dopo Qualcosa nell'aria e dopo aver presentato a Cannes i suoi ultimi due film, Sils Maria e Personal Shopper. Con Doubles vies (Non-Fiction) si dà alla commedia, cambiando registro rispetto ai suoi lavori recenti. Trattandosi di Assayas, però, l'approccio alla commedia di Doubles vies è estremamente intellettuale. Il regista fa parlare moltissimo i suoi protagonisti, un editore, uno scrittore e le loro compagne, per tutto il film, una logorrea dedicata interamente alla crisi dell'industria letteraria sotto i colpi della rivoluzione digitale, e fa emergere qua e là la comicità dai dialoghi e dal modo in cui i suoi personaggi si dimostrano inadeguati al mondo e alle relazioni.
 
E va detto che, a tratti, si ride davvero. Specialmente quando è in scena lo scrittore dal successo altalenante interpretato da Vincent Macaigne, sempre alle prese con chi lo accusa di non avere idee e di riciclare spudoratamente le esperienze della sua vita reale. È un umorismo ripetitivo che si basa solo sull'idea di mettere in ridicolo il personaggio piazzandolo davanti a interlocutori più scaltri di lui, pronti a smascherare i suoi limiti. Ma bene o male funziona.
 
Quello che non funziona è invece l'accanimento con cui Assayas gira continuamente intorno agli stessi due o tre concetti, facendoli scandire per bene ai personaggi in quasi ogni scena. Il confronto tra vecchio e nuovo, tra carta e digitale, sarebbe anche un tema interessante, ma qui è trattato in maniera manichea e semplicistica. Incapace di una riflessione vera e profonda, Assayas avanza attraverso una serie di siparietti, ambientati nei salotti alto-borghesi parigini, in cui si svolgono accese quanto banali discussioni tra vecchia guardia e fantomatici “blogger”, twittatori di professione. Non mancano classici intramontabili come “oggi grazie a Internet si scrive molto di più di una volta” e “il futuro sono gli eBook”. Persino dopo il sesso non si parla d'altro!
 
Il film si divide tra questo e i tradimenti dei protagonisti, infedeli cronici. Tutti si tradiscono con tutti, tutti sono consapevoli dei tradimenti del partner. Non si capisce davvero dove Assayas voglia andare a parare con queste scene, né quale rapporto debbano avere con il discorso sull'editoria. Pare di assistere a due film diversi, incollati insieme per l'occasione. Nessuno dei due particolarmente originale o introspettivo.
 
Forse l'unica lezione che se ne può trarre è che nessuno cambia mai davvero e, soprattutto, nessuno sta davvero ad ascoltare i consigli degli altri. I protagonisti iniziano e finiscono nella stessa posizione, a dispetto delle loro promesse di evolversi e tentare strade differenti. Ma è un po' poco per giustificare 107 minuti di gente che si parla addosso.