Cafarnao - Caos e miracoli

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Zain ha dodici anni, ha una famiglia numerosa e dal suo sguardo trapela il dramma vissuto da un intero Paese. Siamo a Beirut, nei quartieri più disagiati della città. Zaid non ha però perso la speranza ed è pronto a ribellarsi al sistema, portando in tribunale i suoi stessi genitori…

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Capernaum
GENERE
NAZIONE
Francia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Lucky Red
DURATA
123 min.
USCITA CINEMA
11/04/2019
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
di Gian Luca Pisacane
 
Cafarnao è la città della Galilea dove Gesù ha iniziato a predicare. Le sue parole furono causa di disorientamento per molti, così oggi “cafarnao” è sinonimo di confusione. Cafarnao – Caos e miracoli è il nuovo film di Nadine Labaki. La regista si mette dietro la macchina da presa con uno spirito encomiabile, per denunciare i soprusi e puntare il dito contro un sistema corrotto, dove l’umanità è morta.
 
Siamo a Beirut, la capitale del Libano. Il piccolo protagonista vive nella povertà, cresce con la polvere della strada in faccia, deve diventare adulto in fretta. La sorella è solo una bambina, e viene data in sposa a un adulto. Al mercato non si vendono solo frutta e verdura, ma anche neonati. Tante tematiche in un mondo che ha abbandonato la sua spiritualità per precipitare in un girone dantesco. La materia è esplosiva, e Labaki parte anche con il piede giusto. Il suo giovanissimo “eroe” Zain è in un’aula di tribunale, dove accusa i suoi genitori di non essersi presi cura di lui. Sostiene davanti al giudice: “La loro colpa è di avermi messo al mondo”.
 
Poi inizia un lungo flashback, dove conosciamo tutte le disavventure di Zain. Ed è proprio qui che Cafarnao – Caos e miracoli affoga nella sua stessa ambizione. Le riprese con i droni si alternano a concitate sequenze girate con la camera a mano, i virtuosismi con la cinepresa accompagnano la musica alta, i momenti strappalacrime sono portati all’eccesso. L’intera struttura è volutamente ricattatoria, e spinge lo spettatore alla commozione facile invece di far riflettere.
 
Zain è un archimede dalla grande inventiva, troppo sveglio per essere reale. Si lancia in invettive retoriche come se fosse un politico consumato, si improvvisa commerciante, ingegnere, criminale, mentre cerca di non far morire di fame il fratellino acquisito. Ma si conferma anche un difensore dei diritti civili, un garante della Dichiarazione dei Diritti Umani. Ed è un peccato. Labaki prova a realizzare una storia necessaria, appassionata, a fianco dei più deboli. Ma nella sua inverosimiglianza svanisce tutta la sua forza.
 
Si condannano anche la tragica situazione dei migranti, l’Occidente che preferisce non vedere la disperazione di un Paese e non solo. Lo sguardo è ai confini geografici che, da semplici linee sulla cartina, si trasformano in sbarre, prigioni piene di disperati. Cafarnao – Caos e miracoli è una trappola: in superficie le ottime intenzioni, ma in profondità l’enfasi, le urla e il comizio.
 
Labaki non ha più la leggerezza delle sue opere precedenti. In Caramel riusciva a dipingere l’affresco di una nazione, offrendo un emozionante ritratto della condizione della donna in Libano. In E ora dove andiamo? la favola moderna si mescolava con i tratti più neri del nostro tempo. Ma in Cafarnao – Caos e miracoli la prima vittima è proprio la platea.