Lasciati andare

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TRAMA
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È cosa risaputa: un bravo psicanalista deve rimanere impermeabile alle emozioni che gli scaricano addosso i suoi pazienti. Ma nel caso di Elia, un analista ebreo interpretato da Toni Servillo, c’è il sospetto che con gli anni la lucidità sia diventata indifferenza e il distacco noia. Ieratico e severo, con un senso dell’umorismo arguto e impietoso, Elia tiene tutti a distanza di sicurezza, persino la sua ex moglie Giovanna (Carla Signoris), che vive nell’appartamento di fronte e con cui continua a condividere il bucato e qualche serata al teatro dell’Opera. Quel che si dice un’esistenza avara d’emozioni, che Elia sublima mangiando dolci di nascosto e in gran quantità, finché un giorno, a causa di un lieve malore, è costretto a mettersi a dieta e a iscriversi in palestra. Ed è così che nella sua vita irrompe Claudia (Veronica Echegui, già apprezzata nella serie internazionale “Fortitude”), una personal trainer buffa ed eccentrica, con il culto del corpo, nessun timore reverenziale per i cervelloni fuori forma come lui e un’innata capacità di trascinare nei suoi casini chiunque le capiti a tiro.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
01 distribuzione
DURATA
102 min.
USCITA CINEMA
13/04/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Mattia Pasquini (Nexta)

Grandi speranze, e aspettative, quelle che si stanno sollevando intorno al Lasciati andare di Francesco Amato (apprezzato documentarista e regista di corti premiati che esordì nel 2006 con Ma che ci faccio qui!), principalmente a causa della promozione in pompa magna del film, presentato come esordio "in una commedia vera e propria" di Toni Servillo (che pure ci aveva regalato situazioni tragicomiche e grottesche nei precedenti Viva La Libertà ed È stato il figlio)… Un rischio calcolato, in fondo, che pur non convincendo a pieno, non delude e non disattende le promesse.

"È sano Lasciarsi andare un po", ci consiglia la spagnola Veronica Echegui (scoperta da Bigas Luna nel 2006 e qui - anche lei - all'esordio italiano), ma forse sarebbe bene dire "necessario". Almeno per non arenarsi sin dalle prime scene del film, dedicate alla costruzione e presentazione dei personaggi. Delle macchiette, fin troppo sfruttate dalla nostra commedia, che davvero potrebbero marchiare negativamente il prosieguo della narrazione.

Di nuovo infatti la giovane iberica è una sorta di 'buon selvaggio' borderline da tenere a freno e dal quale, magari, imparare qualcosa; di nuovo Servillo è un colto snob e presuntuoso (stavolta anche "ebreo" e tirchio), isolato e insieme prigioniero in cima alla sua torre eburnea; di nuovo Luca Marinelli è un "tremendo" coatto, ladruncolo da due soldi ma irresistibile per il pubblico, che però lo sta spingendo sempre più dentro questo personaggio (al punto da autocitarsi ammiccando al Tevere di Jeeg Robot e alla propria immagine social).

Per fortuna, procedendo nella storia scritta dal regista con Davide Lantieri e Francesco Bruni, i personaggi si 'lasciano andare' e noi con loro. Gli stereotipi allentano la pressione sull'acceleratore e le interazioni con una ottima Carla Signoris e con un apprezzabile e solitario Giacomo Poretti danno i loro frutti. Finendo non per migliorare il tono caricaturale e moraleggiante generale, ma con il regalare buoni momenti e scene divertenti.