Lo chiamavano Jeeg Robot

Seleziona una città:
TRAMA
Lo_chiamavano_Jeeg_RobotPoster.jpg

Enzo Ceccotti entra in contatto con una sostanza radioattiva. A causa di un incidente scopre di avere un forza sovraumana. Ombroso, introverso e chiuso in se stesso, Enzo accoglie il dono dei nuovi poteri come una benedizione per la sua carriera di delinquente. Tutto cambia quando incontra Alessia, convinta che lui sia l'eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d'acciaio.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Lo chiamavano Jeeg Robot
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Lucky Red
DURATA
112 min.
USCITA CINEMA
25/02/2016
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2015
RECENSIONE
di Alessia Laudati
 
Habemus supereroem. Va detto in latino, perché l'orgoglio è tutto italiano, anzi romano. Finalmente il cinema nostrano partorisce una storia supereroistica, mescolandola al contesto attuale e al tono poliedrico del cinema di genere. Scordate quindi gli esempi fantasiosi, quasi favolistici, già visti sullo schermo in alcuni tentativi precedenti, dove i protagonisti erano calati sì in una realtà difficile, ma in fondo edulcorata nelle sue spigolature più appuntite e sempre in cerca della salvifica lezione universale, come già ci hanno raccontato le prove di La kryptonite nella borsa e Il ragazzo invisibile. E invece no. Questa volta date piuttosto il benvenuto a un supereroe vero, complesso, che prende vita nel bellissimo Lo chiamavano Jeeg Robot, del regista Gabriele Mainetti.
 
Ed è davvero il tempo di esultare. Primo perché il film è l’esempio più lampante di una maniera di fare cinema che si sta lentamente risvegliando in Italia, e che adesso investe e rinnova con iconica mano anche il filone supereroistico. E non come percorso mimetico sulla scia di quanto prodotto dai Big Studios, realizzato però in versione low budget. Qui piuttosto c'è un ottimo prodotto che con innovazione e humor, mescola gli elementi del noir, passando per quelli più romantici e toccando infine lidi rosa della commedia romantica. Tutto con compattezza.
 
L’icona partorita da Mainetti e dal suo team, che ha il compito di legare i diversi aspetti del film, è Enzo (Claudio Santamaria), un imperfetto criminale di bassa lega di Tor Bella Monaca, che, lontano dalle connotazioni retoriche e trionfalistiche, si muove in una Roma sporca e maleodorante, minacciata dal terrorismo, fino a trovare la propria vocazione altruistica. Per arrivarci definitivamente, dovrà però superare una serie di ostacoli e incontrare un buon numero di personaggi negativi e positivi. Questi ultimi non sono tuttavia mostrati in sequenze d’azione mozzafiato, ma ben caratterizzati attraverso l’ambiente nel quale si muovono e grazie all'utilizzo di dialoghi serratissimi che non temono di concludersi con una scena pulp sanguinolenta o con il brivido di una sessualità brutale. Perché qui di violenza ce n'è molta. Unita ai toni della commedia, e alla riflessione più profonda sul tema della malvagità, che non è mai a senso unico, ma incarnata dalla fragile schizofrenia del talentuoso “joker" Luca Marinelli. 
 
Tuttavia, oltre a farsi molto romano, il film riesce a mescolare il piano del presente, anche stilistico, con i riferimenti chiari ad un’icona della cultura pop come il personaggio di Jeeg Robot, senza però arenarsi sulla pesantezza dell’omaggio forzato. Che bello un film così, che bello vederlo a Roma, dove le ultime edizioni non hanno certo brillato per l'originalità portata dal cinema italiano, e che invece qui manifestano una riuscita e originale sorpresa che davvero in pochi potevano prevedere.