Sette minuti dopo la mezzanotte

TRAMA
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Un ragazzo adolescente, la cui madre single è malata terminale, inizia ad avere visioni di un albero mostruoso che gli racconta la verità sulla vita sotto forma di tre storie, aiutandolo ad affrontare le emozioni per la prossima perdita della madre.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
A Monster Calls
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
01 distribuzione
DURATA
108 min.
USCITA CINEMA
18/05/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2016
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Risulta difficile credere che lo spagnolo Juan Antonio Bayona sia oggi solo al suo terzo film - il secondo in lingua inglese - dopo The Orphanage (2007) e The Impossible (2012), ma questo è quel che recita il suo curriculum, almeno in attesa del prossimo Jurassic World 2. E a giudicare da quest'ultimo Sette minuti dopo la mezzanotte, la sua promette davvero di continuare ad essere una carriera interessante, per scelte stilistiche, tematiche e per la capacità di organizzarle in maniera coerente e originale insieme sulla scena.

Questo accade con la storia del piccolo Connor (interpretato dal Lewis MacDougall di Pan - Viaggio sull'isola che non c'è), giovane solitario e troppo sensibile, frustrato dall'assenza del padre e dalla malattia della madre (la Felicity Jones di Rogue One) e quotidianamente bullizzato. Ma a tenerlo lontano da tutti è la paura, una paura che cerca di nascondere anche a sé stesso e che finisce con l'affrontare attraverso la fantasia. O no? Realtà e sogno - incubo? - si mescolano infatti sin dall'inizio, come nel Il labirinto del fauno del Guillermo del Toro cui il regista di Barcellona deve tutto, e trovano una espressione proprio attraverso la creatività del giovane protagonista. E, perché no, probabilmente proprio grazie alla magia del cinema, al proiettore del nonno con cui la madre cerca di alleviare la sua disperazione e che - guarda caso - mette in scena il dramma di King Kong (nella versione del 1933).

Un gigante, diverso e incompreso, come la guida che il nostro Connor trova nel suo viaggio, una favola nera e un romanzo di formazione il cui motore scopriamo sin dalla prima scena del film, troppo presto forse per avere gli strumenti per comprenderne la grandezza e l'universalità. Ma già i titoli di testa, affascinanti e colorati, avevano confermato l'anima psicanalitica dell'approccio e il carattere immaginifico della forma. Tra splendide sequenze animate (e le integrazioni di disegni e acquarelli di Jim Kay, già illustratore per Harry Potter) la sequenza delle tappe attraverso le quali si svolge lo scavo nel subconscio e nelle proprie paure ci mette di fronte all'elaborazione del dolore di un bambino come tanti,  

Scolastico, a tratti, in alcune riprese, tagli e transizioni, eppure colorato e oscuro nelle sue storie, narrate (il principe, lo speziale, l'uomo invisibile) e vissute. Il mordente cala con la definizione del setting, quando la 'vita' prende il sopravvento su fantasia, ma è una evoluzione inevitabile e necessaria, senza la quale non avremmo progresso, crescita, dramma (e guarigione?). E il film si rivela toccante e sincero, pur nelle sue imperfezioni e complicazioni, a suo modo coerente nel trattare la confusione, anche cronologica delle rivelazioni e gli insegnamenti.

I meriti vanno sicuramente divisi con un cast nel quale spicca nonna Sigourney Weaver, protagonista di momenti commoventi e di dialoghi, come quello finale al passaggio al livello, di una semplicità tale da rendere con potenza la naturalità degli accadimenti. Ovviamente insieme al quattordicenne Lewis MacDougall, lo 'young man' in cerca di aiuto - anche se non sa bene quale - e costretto a imparare dure lezioni e ad aprire gli occhi sulla realtà, anche a costo di abbandonarsi ai propri sogni, accettare i propri inconfessabili desideri e, infine, scoprire di non esser poi così solo come pensava…