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La versatilità di Barry Levinson

La versatilità di Barry Levinson

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22.11.2001 - Autore: Adriano Ercolani
Nel panorama del cinema americano contemporaneo, la figura di Barry Levinson si propone come una delle più originali ed allo stesso tempo complicate da analizzare; sceneggiatore di fine capacità inventiva, come regista ha alternato opere decisamente ispirate ad altre che invece non hanno ottenuto il consenso di critica e pubblico. Anche come autore Levinson si è dimostrato capace di poter gestire progetti piuttosto personali ed alternativamente pellicole impostegli dalle majors hollywoodiane. Dopo una lunga gavetta come apprezzato sceneggiatore suoi, ricordiamo, notevoli script come quello di Alta tensione (High Anxiety, 1977) di Mel Brooks, ...E Giustizia per Tutti (...And Justice for All, 1979) di Norman Jewison, e Tootsie (id.,1982 non accreditato) di Sidney Pollack Levinson ha esordito alla regia con A Cena con gli Amici (Diner, 1982), commedia dolceamara e vagamente autobiografica, che gli ha fruttato la sua seconda nomination alloscar per la sceneggiatura (la prima laveva ottenuta per il film di Jewison).   Dopo linaspettato successo di critica di questo piccolo film indipendente, ecco che le porte del cinema mainstream gli si sono spalancate due anni dopo, quando un divo come Robert Redford lo ha voluto alla regia de Il Migliore (The Natural, 1984); il film, interpretato anche da Glenn Close e Kim Basinger, ha un taglio di regia decisamente e volutamente classico, che dimostra la capacità del cineasta di sapersi adattare alle esigenze richieste dalla pellicola su cui sta lavorando.   Il vero trampolino di lancio arriva però per il regista tre anni dopo, quando insieme allallora ancora non famosissimo Robin Williams gira Good Morning, Vietnam! (id.,1987), commedia sulla storia vera del deejay Adrian Cronauer, che si ritrovò a Saigon durante la guerra del Vietnam. Il film ebbe un inaspettato successo di critica e pubblico (più di cento milioni di dollari di incasso in America) e fruttò al suo protagonista la prima nomination allOscar.   Dopo questo, ecco il commovente e sapientissimo Rain Man (id., 1988), che regala a Levinson la preziosa statuetta come miglior regia dellanno, oltre a vincere quella per il film, la sceneggiatura originale e il miglior attore, andata al grande Dustin Hoffman. La pellicola ha senza dubbio rivelato la grande capacità di Levinson di saper dirigere storie intimiste e legate al mondo degli affetti familiari: anche in seguito il cineasta saper dare prova si trovarsi a suo agio quando si trova a raccontare storie più personali, che parlano di gente comune.   Non a caso il suo film successivo è stato il poco apprezzato Avalon (id.,1990), saga familiare che ha fruttato allautore unaltra candidatura per la sceneggiatura. Dopo questo parziale insuccesso, Levinson è stato costretto a cimentarsi in alcuni prodotti a lui meno congeniali, come il riuscito successo di Bugsy (id.,1991), interpretato da Warren Beatty, ed il successivo, clamoroso flop del costosissimo Toys (id.,1992), in cui aveva di nuovo fatto copia con Robin Williams; questultimo film, una pirotecnica favola dal vago sapore surrealista, ha comunque rivelato una capacità da parte di Levinson di saper giostrare al suo meglio anche con un tipo di cinema visivamente più spinto, più orientato verso il grande spettacolo di colori ed immagini.   Purtroppo il grosso insuccesso della pellicola ha in qualche modo ostacolato la carriera dellautore, che ha dovuto aspettare di dirigere il forte dramma Sleepers (id.,1996) per tornare a lavorare su un film mainstream con attori del calibro di Dustin Hoffman, Robert De Niro, Brad Pitt, ed il nostro Vittorio Gassman. Dopo laltro grande fiasco della sua filmografia, il fantascientifico e sconclusionato Sfera (Sphere, 1998), Levinson si è concesso due pellicole più personali e decisamente meglio riuscite come il sardonico e sferzante Sesso e Potere (Wag the Dog, 1997), e la commedia dolceamara Liberty Heights (id.,1999), storia di una famiglia ebrea nellAmerica perbenista degli anni 50. Il film, purtroppo poco visto sia in patria che da noi, ha comunque avuto un buon successo di critica, ed ha soprattutto confermato come lautore di trovi molto più a suo agio nel raccontare vicende di persone comuni, alle prese con la vita ed i problemi di tutti i giorni.