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"Diapason"

"Diapason"

Diapason

14.04.2003 - Autore: Fabrizio Marchetti
Due storie parallele ambientate in un\'unica città, la Roma dei giorni nostri. Marcello (Angelo Infanti) è un pacato direttore di produzione cinematografica impegnato a ricercare un bel volto femminile per lultimo film in via di realizzazione. Lo individuerà in Claire (Magdalena Grochowska), una giovane ed avvenente attrice straniera con alcuni trascorsi professionali alle spalle. Per convincerla, luomo le rievocherà il glorioso passato della Capitale felliniana de La dolce vita in una lunga notte passata fra i vicoli e le strade più suggestive della città. Contemporaneamente, nei bassi fondi della metropoli, un gruppo di emarginati extracomunitari vivranno tuttaltri momenti, impegnati a risolvere problemi legati alla droga, alla prostituzione e a tutte le difficoltà riservategli da unesistenza difficile e disperata.   Il commento Prima dei titoli iniziali, la mdp si sofferma per alcuni istanti su un certificato che assicura lattinenza e la conformità della pellicola alle ferree regole del manifesto Dogma 95 (dieci in tutto, tra cui citiamo letteralmente la necessità di girare con macchina a mano, la rinuncia allutilizzo di ogni effetto speciale, lesigenza di effettuare delle riprese dal vero in presenza di luce naturale). Il fatto è che dopo alcuni minuti di visione che sembrano effettivamente ripercorrere la maniera cinematografica inaugurata da Von Trier e Thomas Vinterberg, il lavoro di Antonio Domenici se ne discosta progressivamente, fino ad assumere le sembianze di unopera sperimentale sui generis. Pertanto, dinanzi alla prospettiva di importare pionieristicamente la formula danese qui in Italia, Diapason non riesce a colpire nel segno. Incredibilmente, il giovane regista (proveniente da esperienze legate al mondo dei video-clip, documentari e spot pubblicitari) decide di cambiare rotta e puntare sul contrasto pronunciato delle due storie rappresentate. Lidea di fondo consisterebbe nel celebrare la natura dicotomica della vita attraverso lesaltazione dellopposto: la vicenda di Marcello vs la vicenda dei sbandati notturni, la Roma di Fellini vs la Roma contemporanea, la luminosità e la vivacità cromatica della prima parte vs loscurità ed il tetro uso dei colori della seconda. Opposizioni dialettiche, stilistiche, linguistiche e narrative che dovrebbero emergere nitidamente ma che invece faticano ad essere palesate. E quandanche emergono, lo fanno senza una precisa coerenza, come se il tutto acquisisse significato e compattezza per virtù dello Spirito Santo. Colpa di una sceneggiatura carente? Oppure di scelte filmiche poco condivisibili? Agli spettatori il compito di trovare una risposta. Qui vale la pena, invece, di sottolineare alcuni meriti della pellicola. Anzitutto, la caratterizzazione dellambiente capitolino appare decisamente convincente. Via Veneto è descritta come una strada morta, desolata, abbandonata a se stessa, decisamente diversa da quella brulicante di volti e di persone de La dolce vita. In secondo luogo, lintento di sottolineare letereogeneità etnica e razziale di Roma finisce per far risaltare la natura cosmopolita dellUrbe. Un aspetto, questo, che di rado viene portato alla ribalta dalla cinematografia nostrana. Infine, linterpretazione degli attori appare a lunghi tratti convincente: Angelo Infanti, da noi tutti ricordato per alcuni ruoli ricoperti nei film di Verdone, mostra forte sicurezza e padronanza del suo personaggio (a tratti ironico e a tratti serio e riflessivo); dal canto loro, Alex Van Damme, David DIngeo e Michel Leroy riescono a conferire un proficuo spessore alle loro parti, pur rimanendo un po penalizzati da un gergo e da alcune battute di superficialissima filosofia. Di normale amministrazione le performance degli altri attori.   In sintesi Un film ambiguo nei contenuti, nello stile, nella definitiva realizzazione complessiva. Si spaccia per il primo Dogma italiano, pur non essendolo di fatto. Interessante per il suo cosmopolitismo. Apparentemente audace ed originale, sostanzialmente ridondante ed incoerente.   Il giudizio Solo per chi ama conoscere il cinema italiano in tutte le sue espressioni indipendenti.  
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