Dark Shadows

TRAMA
Dark Shadows - Poster

Nel 1752 Joshua e Naomi Collins, insieme al figlioletto Barnabas, salpano da Liverpool, in Inghilterra, in cerca di una nuova vita negli Stati Uniti. Ma neppure l'oceano è sufficiente a sfuggire alla maledizione che ha colpito la loro famiglia. Due decenni dopo Barnabas si è sistemato nella cittadina di Collinsport, Maine. L'uomo è un ricco playboy, ma compie l'errore fatale di spezzare il cuore della persona sbagliata, la strega Angelique Brouchard, che lo trasforma in vampiro e lo fa seppellire. Dopo duecento anni la tomba di Barnabas viene riavvertitamente aperta liberando il vampiro nel 1972, in un mondo molto diverso da quello di cui aveva memoria. Barnabas fa ritorno a Collinwood Manor per scoprire che la sua casa è andata in rovina, ma che gli eredi della sua eccentrica famiglia vi risiedono ancora. Per risolvere i problemi di famiglia la matriarca Elizabeth Collins Stoddard ha addirittura ingaggiato una pschiatra, la dottoressa Julia Hoffman, che dovrà vedersela con il fratello di Elizabeth Roger Collins, con la figlia adolescente Carolyn Stoddard e col precoce erede di Roger, il piccolo David Collins.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Dark Shadows
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
SITO UFFICIALE
DISTRIBUZIONE
Warner Bros
DURATA
113 min.
USCITA CINEMA
11/05/2012
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2012
RECENSIONE

“Genio su commissione”. Una sottrazione il cui risultato finale degrada
la prima parola riducendola a “ottimo mestierante con tocchi di grande
cinema”. Così è “Dark Shadows”, i cui primi venti minuti rispecchiano un Tim Burton nel pieno della sua freschezza dopo la tanto discussa parentesi di “Alice in Wonderland”.
Quelle prime battute accolgono lo spettatore a braccia aperte in un
mondo gotico in cui la macchina da presa si muove senza alcun problema
tra i vivi e i (non)morti.



Esteticamente perfetto, il film parte con un pieno di effetti speciali
che ricostruiscono il Settecento senza un pixel di troppo. Johnny Depp trova il baricentro tra la macchietta e l'icona, dando vita a un personaggio più energico dell'ormai stanco Jack Sparrow e più carismatico del pirata. Eva Green è la più bella strega malefica mai vista sul grande schermo da molto tempo a questa parte. Poi ci sono i Seventies, inquadrati con nostalgia, con l'uso di canzoni iconiche e “Night in White Satin” di The Moody Blues nei titoli di testa.



Fin qui tutto bene direbbe il protagonista de “L'odio”, c'è
perfino l'horror vero e proprio nella sequenza del risveglio di Depp.
D'un tratto si passa alla commedia nera con l'introduzione del resto del
cast. Una specie di Famiglia Addams. Ci si muove verso il romantico con
la storia d'amore impossibile e maledetta e si passa a fantasmi con una
missione da compiere. Burton riesce comunque a mantenere calma ed eleganza in questo salto mortale tra i registri narrativi.



Il problema è la sceneggiatura di Seth-Grahame Smith (già autore del romanzo “Orgoglio, pregiudizio e zombie”): il
tono è quello della farsa e tutto lo humour è basato sulla gag del
vampiro settecentesco che si ritrova fuori dal suo tempo nella società
moderna
(la più riuscita è quella in cui il protagonista cerca di modernizzarsi confrontandosi con gli hippie). Ancora una volta Johnny Depp si ispira ai cartoon - aveva già concepito Sparrow pensando a Pepé la puzzola e adesso il suo Barnabas somiglia a Willy il Coyote. Finale con risoluzione pirotecnica dei
fatti: il film volge allo spettacolo fracassone per chiudere i cerchi
narrativi dei personaggi. Ciononostante è un piacere ritrovare Michelle Pfeiffer, la cui grazia riecheggia con nostalgia i tempi in cui Burton la chiamò per fare Catwoman.
Quando la simpatia di Depp comincia a sconfinare troppo, ci pensa Eva
Green, servita splendidamente dagli effetti speciali che le frantumano
il volto come quello di una bambola di porcellana.



Piacevole, divertente ma troppo lungo, “Dark Shadows
non è certamente la massima rappresentazione della genialità di Burton.
Forse è un primo passo verso la riacquisizione della sua piena
autorialità, anche a servizio dei mega budget che gli Studios gli
mettono a disposizione.



di Pierpaolo Festa