Lior Shamriz è un tipo apparentemente timido e schivo. Dietro un aplomb un po’ nerd, con occhiali dalla montatura spessa, questo giovane studente di cinema israeliano trasferitosi a Berlino ha in realtà le idee chiarissime sulla personale ricerca che porta avanti col suo modo di fare cinema. In pochi anni ha girato quasi venti film di vari formati, tra cui Japan Japan, che ha fatto conoscere il suo sguardo filmico dal Festival di Locarno al MoMA di New York.
Saturn Returns (presentato a Torino nella sezione Onde) è un passo stilistico avanti, anche grazie alla notevole prova di recitazione del cast, che accompagna Lior sotto la Mole. Ma questo film è un lavoro ambizioso anche perché affronta in modo non banale e libero da preconcetti necessariamente politically correct il tema del multiculturalismo.
«Uno dei principali motivi che mi hanno spinto a girare Saturn Returns – spiega il regista – era l’investigazione del multiculturalismo in una delle principali città occidentali. Volevo servirmi dei rapporti tra la persone ritratte nel film per domandarmi se ciò che concepiamo come “interculturale” in realtà non nasconda quello che è ormai diventato un sistema composto da una sola classe sociale globale».
Il film racconta la storia di Lucy (Chloe Griffin), una ricca ragazza americana che vive immersa in una sorta di edonismo postpunk nella Berlino contemporanea. Vagabonda per le strade con il suo miglior amico Derek, sfoggiando vestiti appariscenti e passando notti insonni tra feste, droghe e alcol. Quando incontra Galia (Tal Meiri), una ragazza israeliana trasferitasi da poco in Germania, scopre la possibilità di condurre un’esistenza diversa.
È proprio il rapporto tra le due a costituire la parte migliore di Saturn Returns: non solo rispetto al percorso di introspezione e ridefinizione del sé che le due compiono, sia in parallelo che a fasi alterne, nel film; ma anche per la prova attoriale.
«Abbiamo lavorato un po’ come amava fare Cassavetes nei suoi film», spiega la vulcanica Chloe. «Lui era solito prendere da parte due attori prima del ciak e prepararli separatamente, perché dava indicazioni diverse su ciò che dovevano trasmettere durante quella scena, e così gli attori si trovavano a dover dialogare e “risolvere la situazione” davanti alla macchina da presa».
La freschezza di Saturn Returns dipende proprio da quest’improvvisazione, che è pienamente percepibile. «Ognuno di noi ha portato nei personaggi che interpreta anche una parte di vissuto personale», racconta la magnetica Tal Meiri. «Io e Chloe abbiamo lavorato molto sulla tensione che c’è tra i nostri due personaggi, e sul costante riempimento e svuotamento emotivo. I consigli dei tanti amici presenti sul set sono stati molto utili». Il film, infatti, trasuda di lavoro collettivo, come confermato da Martin Deckert: «Io ho interpretato una piccola parte, ma il mio coinvolgimento, così come quello degli altri attori è stato totale. Siamo un gruppo di amici, innanzitutto».

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Saturn Returns
Uno dei film più interessanti visti al Torino Film Festival, tra spontaneità della recitazione e ricerca stilistica.

02.12.2009 - Autore: Stefano Milano




