Come in un teatrino, la sceneggiatura procede alla costruzione di maschere. C'è il chirurgo, la stella della tv, gli alpini, la suora, le infermiere, i pazienti bendati e l'operaio. C'è persino il pubblico. E sono tutti corruttibili, nessuno escluso.

Lasciando completamente da parte la realtà , pur utilizzandola come bersaglio, Corsicato preferisce esprimere il proprio disgusto per la società dell'immagine sfigurandola in una caricatura grottesca, acida ed esteticamente volta a richiamare le commedie degli anni Cinquanta, il musical, il melò. Ci sono anche delle parentesi in bianco e nero riservate alle scene ambientate nella sala operatoria perchè al chirurgo il sangue fa impressione.

La recitazione è volutamente antinaturalistica e i due protagonisti rispondono all'invito con entusiasmo. Soprattutto Laura Chiatti, perfetta nel ruolo della capricciosa starlette che donerebbe un rene pur di non indossare mai un paio di ballerine.
A completare l'artificio: una colonna sonora strabordante e in continuo contrappunto.
Insomma si esagera, si esagera, si esagera.
Dopo la folgorazione iniziale dovuta soprattutto alle scenografie del compianto Andrea Crisanti cui il film è dedicato, è però la sceneggiatura ad ostacolare i deliri di Corsicato, risultando esile e stiracchiata. Anche la minaccia di collisione con un asteroide finisce per lavorare come una forza contraria, praticamente una distrazione.
L'eccesiva lunghezza è comunque la sensazione che strangola maggiormente il film. E scoprire che infondo lo spettacolo è durato solo 84 minuti obbliga a qualche riflessione.
La ciambella non riesce con il buco eppure a Pappi nessuno gliene vuole, perchè, pur commettendo passi falsi, azzarda un cinema diverso.












