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I Mercenari 3 – La nostra recensione

Stallone riporta in scena i suoi Expendables in un terzo capitolo non troppo riuscito, ma sincero

I mercenari 3

05.09.2014 - Autore: Marco Triolo
È subito dopo il prologo stracolmo di azione ed esplosioni (alcune delle quali in un brutto digitale), che ci si rende conto di come, sotto certi aspetti, questo terzo capitolo della saga I Mercenari sia il più onesto di tutti. Dopo essere tornato sulla scena con due sequel (Rocky Balboa e John Rambo) in cui non ha, saggiamente, nascosto la sua età, con I Mercenari Sylvester Stallone ha tentato invece la carta dei “duri a morire”: vecchi sì, ma in forma smagliante e forse ancora più efficienti dei giovani. Due anime contrastanti – quella crepuscolare da un lato, quella macho dall'altro – che dimostrano come Sly capisca perfettamente la differenza di peso tra i suoi personaggi classici e Barney Ross.

 
I Mercenari 3 è dunque il primo incontro ufficiale tra queste due anime: c'è sì la spacconeria dei primi due, ma c'è anche un accenno di riflessione sul sopraggiungere della vecchiaia, perché, dopo una missione finita male, Barney decide di sciogliere il vecchio gruppo e affidarsi a giovani rampanti per il lavoro successivo. È solo quando questi ultimi vengono rapiti che Sly è costretto a tornare dalla sua vera “famiglia”. Sia chiaro, è tutto in superficie, ma almeno non si finge che la maggior parte degli attori non sia sopra i cinquanta, altri addirittura sessanta e settanta (Harrison Ford).
 
Certo, un po' più di cura nella scrittura avrebbe giovato. Per uno che è stato candidato all'Oscar con Rocky e che è a conoscenza dei trucchi di sceneggiatura più consumati, Stallone ha realizzato un soggetto un tantino stantio e sbilanciato, in cui i tre atti sono compartimenti stagni. C'è il prologo alla James Bond con la banda che libera Wesley Snipes di prigione e in cui si svela il super-cattivo di turno (Mel Gibson, che ci crede davvero anche se ha pochissimo spazio). C'è l'atto centrale, in cui Statham, Lundgren e compagnia proprio non si vedono (possibile che tre sceneggiatori non siano riusciti a trovare un modo per tenerli in scena?). E poi c'è la riconciliazione con annessa battaglia finale, in cui vecchi e nuovi Expendables massacrano i cattivi. Peccato che il duello finale tra Sly e Gibson si concluda troppo rapidamente, un vero coito interrotto.

 
Non mancano comunque i momenti divertenti, e fa piacere rivedere l'icona anni '80 Robert Davi, anche se in un piccolo ruolo. Antonio Banderas si limita al ruolo della spalla comica, ma lo fa egregiamente, Kelsey Grammer, nei panni di un reclutatore amico di Barney, pronuncia l'unica battuta davvero riuscita del film. È anche bello vedere Harrison Ford divertito mentre fa il duro a settant'anni. “Erano anni che non mi divertivo così”, dice a Stallone nel film. Lo ha dichiarato anche nelle interviste, come se Sly avesse inserito il dialogo dopo che Ford glielo aveva confessato sul set. Non è l'unica battuta auto-referenziale, ovviamente: Snipes, letteralmente fatto evadere di prigione, confessa di essere stato messo dentro “per evasione fiscale”. Schwarzenegger si auto-cita in un paio di momenti, ma più che far sorridere fa venire un po' di malinconia. E persino Stallone si concede una citazione da Dredd – La legge sono io, nel finale.
 
Insomma, c'è tutto quello che oramai ci aspettiamo da un Expendables, anche se con più asciuttezza rispetto alla semi-parodia del 2. Purtroppo c'è anche una dose extra di mediocrità che in certi casi porta alla noia. Speriamo che Stallone torni a dirigere il quarto capitolo, se si farà (visti i non proprio esaltanti incassi di questo). Almeno potrebbe giocare un po' di più con quell'onestà che salva questo ultimo episodio.

 
In uscita il 4 settembre, I Mercenari 3 è distribuito in Italia da Universal. Qui il trailer.