Split

TRAMA
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Mentre le divisioni mentali degli individui affetti da disturbo dissociativo dell'identità ha a lungo affascinato e eluso la scienza, si ritiene che alcuni possano addirittura manifestare diversi attributi fisici per ogni singola personalità, un prisma cognitivo e fisiologico all'interno di un unico essere umano.
 
Anche se Kevin ha mostrato ben 23 personalità alla sua psichiatra di fiducia, la dottoressa Fletcher, ne rimane ancora una nascosta, in attesa di materializzarsi e dominare tutte le altre. Dopo aver rapito tre ragazze adolescenti guidate da Casey, ragazza molto attenta ed ostinata, nasce una guerra per la sopravvivenza, sia nella mente di Kevin – tra tutte le personalità che convivono in lui – che intorno a lui, mentre le barriere delle le sue varie personalità cominciano ad andare in frantumi.
 

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Split
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Universal Pictures Italia
DURATA
117 min.
USCITA CINEMA
26/01/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2016
RECENSIONE
di Marco Triolo (Nexta)

Prendiamo in esame la carriera di M. Night Shyamalan. Il regista di Philadelphia si è fatto conoscere nel 1999/2000 con una doppietta difficilmente replicabile, costituita da Il sesto senso e Unbreakable. Due film che ne hanno definito l'estetica e la poetica, quella capacità di narrare storie ambiziose e imprevedibili con pochi soldi e di centellinare le informazioni date al pubblico per aumentare l'effetto sorpresa. In parole povere: Shyamalan aveva fatto tesoro della lezione di Hitchcock e poteva parlare di fantasmi e supereroi senza nemmeno bisogno degli effetti speciali, ma semplicemente suggerendo le cose e lavorando di tensione e suspense per il resto. Poi è successo qualcosa, Shyamalan ha perso quell'ispirazione fulminante che ci aveva stregato, o forse, dopo tanti trucchi magici, abbiamo semplicemente imparato a guardare le mani del prestigiatore.

Finalmente, però, dopo una divagazione nel mondo dei blockbuster in due film, L'ultimo dominatore dell'aria e After Earth, che negavano il minimalismo che lo aveva reso grande, Shyamalan è tornato alle basi. Si è alleato con Jason Blum, produttore che ha fatto la fortuna proprio sfornando a raffica horror minimalisti finanziati con poco, e ha realizzato The Visit, un discreto ritorno alla forma con un “twist” finale degno dei suoi migliori. Split, però, è ancora meglio.

Split è un thriller piuttosto diretto, almeno rispetto allo standard a cui ci ha abituati Shyamalan. O meglio, lo è in apparenza, perché in realtà è un film dalla struttura complessa, che parte da un dettaglio per aprire le porte di un intero mondo. Un mondo che sta tutto dentro la testa del protagonista Kevin (James McAvoy), un uomo affetto da disturbo dissociativo dell'identità che ha ventitré personalità distinte, alcune buone e alcune non tanto. Si parte da una trama da thriller abbastanza tradizionale, con il pazzo che rapisce tre ragazze e le tiene prigioniere senza motivo apparente. Da lì il film si sviluppa in maniera sempre più imprevedibile, tra le visite di Kevin (o meglio, dei suoi vari alter ego) alla psichiatra Karen Fletcher (Betty Buckley), le indagini della stessa sulla scomparsa delle tre ragazze e il rapporto complicatissimo tra gli alter ego di Kevin e le sue prigioniere. Le motivazioni del “collettivo” che si nasconde dentro Kevin vengono a galla a poco a poco e non sono ciò che ci aspettiamo. Non è un segreto, essendo questo nella la frase di lancio sparata sui poster italiani, che in Kevin “risieda” una ventiquattresima personalità pronta a esplodere. Ma ciò che questa personalità rappresenta è la vera chicca che trascina il film in un terzo atto tutto da scoprire.

Shyamalan, come ci ha spiegato nella nostra intervista, ha portato avanti qui un'idea che aveva testato in The Visit, ovvero il cambio repentino di genere. Per tutto Split si è convinti di guardare una cosa, e alla fine ci accorgiamo di trovarci in un film di tutt'altro genere. È una trovata molto interessante che, oltretutto, qui viene dosata decisamente meglio. Centellinata, tanto per ribadire il concetto. Il regista si affida a due interpreti straordinari: McAvoy dimostra un controllo disumano e la capacità di non gigioneggiare, evitando una trappola in cui spesso cadono anche i più grandi. Anya Taylor-Joy, nel ruolo di Casey, la prigioniera più scaltra del trio, è una conferma dopo The Witch e sa essere molto più che una semplice final girl.

Stavolta non c'è un vero e proprio twist, ovvero Shyamalan non tenta di riscrivere il film in un colpo di scena a effetto. Il cambio di direzione è più sottile e sta proprio nel cambio di genere. Eppure una sorpresona finale c'è. E se volete il nostro consiglio non rovinatevela, perché va gustata e vi lascerà con una bella domanda a cui speriamo Shyamalan voglia dare una risposta molto presto.