Blue Jasmine

TRAMA
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Di fronte al fallimento di tutta la sua vita, compreso il suo matrimonio con un ricco uomo d'affari Hal, Jasmine, una donna elegante e mondana newyorchese, decide di trasferirsi nel modesto appartamento della sorella Ginger a San Francisco, per cercare di dare un nuovo senso alla propria vita. Jasmine arriva a San Francisco in uno stato psicologico molto fragile, la sua mente è annebbiata dall’effetto dei cocktail di farmaci antidepressivi. Sebbene sia ancora in grado di mantenere il suo portamento prettamente aristocratico, in verità lo stato emotivo di Jasmine è precario e totalmente instabile, tanto da non poter neanche essere in grado di badare a sé stessa. Mal sopporta Chili, il fidanzato di Ginger che considera un "perdente", né il suo ex marito Augie. Ginger, seppur riconoscendo, ma non comprendendo appieno l’instabilità psicologica della sorella, le suggerisce di intraprendere la carriera di arredatrice d’interni, un impiego che intuitivamente potrebbe essere alla sua altezza. Nel frattempo, Jasmine accetta malvolentieri un lavoro come receptionist in uno studio dentistico, dove attira le attenzioni indesiderate del suo capo, il dottor Flicker. Reputando giusta la considerazione fatta da sua sorella riguardo la scelta di uomini sbagliati nella sua vita, Ginger inizia a frequentare Al, un tecnico del suono che lei considera un gradino superiore a Chili. Jasmine invece intravede come una potenziale ancora di salvezza l’incontro con Dwight, un diplomatico infatuato dalla sua bellezza, dalla sua raffinatezza e dal suo stile. Il difetto di Jasmine è che vive costantemente del giudizio degli altri per aumentare la sua autostima, rimanendo però cieca di fronte a ciò che accade intorno a lei.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Blue Jasmine
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Warner Bros
USCITA CINEMA
05/12/2013
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2013
RECENSIONE
ChissÀ se gli incassi di To Rome With Love convinceranno in un prossimo futuro Woody Allen a fissare una nuova data italiana del suo Tour produttivo, nonostante la bassa qualitÀ e le tante critiche che il film con Benigni e tanti nostri attori riportÒ con sÉ in Patria.

Di certo, l'aria di casa (il film È stato girato nel 2012 tra New York City e San Francisco) deve aver fatto bene al piccolo regista newyorkese - ma peggio sarebbe stato difficile fare - che con il ritorno sull'East River rispolvera un certo tocco e regala un film emozionante e a tratti spiazzante.
La storia di due sorelle e di conflitti familiari irrisolti, conditi con sensi di colpa e di inadeguatezza e sovrastati da una pesante cappa di insoddisfazione personale e antichi rancori. Un bel pot pourri di temi a lui cari - non una novitÀ nell'Allen piÙ moderno, ma visti gli esiti preferibile all'assemblaggio di "storie diverse tenute in un cassetto" - anche se stavolta la lettura, pur mantenendo la stessa 'chiave', rivela delle taglienti sorprese.

Senza nulla togliere, stavolta la principale abilitÀ di Allen sembra esser stata quella di scegliere - e, certo, saper dirigere - Cate Blanchett nel ruolo della protagonista Jeanette, per tutti la Jasmine triste ("Blue") del titolo
Dama di caritÀ, sorella magnanima, generosa benestante o viziata, fasulla e bugiarda? Sicuramente sola e disperata, a tratti apparentemente priva di ogni risorsa per affrontare la vita (e in questo senso il finale È di una drammaticitÀ allucinante), improvvisamente rapace ad artigliare le possibilitÀ di sopravvivenza che il suo mimetismo le consente.

La tensione È forte, costantemente intervallata da parentesi - non sempre appropriate - a spezzare il ritmo: a volte con slanci di commedia, a evidenziare ulteriormente la distanza tra i due picchi emotivi; a volte con spiegazioni anche didascaliche, parti di una premessa mal posizionata e frazionata; a volte solo interrompendo inutilmente il flusso narrativo.
Ma nonostante questo la tensione non scema, e anche le riprese sembrano piÙ fluide nonostante la disomogeneitÀ narrativa, con un comune modo di circondare gli attori (anche nell'illuminazione) ruotando intorno al perno Blanchett.

Come detto, il personaggio centrale, capace di crescere soprattutto dopo la fine del film, e messo ulteriormente in evidenza da una radiosa Sally Hawkins (in un ruolo che ricorda molto la Poppy Cross di Happy-Go-Lucky del 2008) e dal trio di uomini Bobby Cannavale-Peter Sarsgaard-Alec Baldwin (una delle poche cose salvabili nel precedente).

In attesa di ritrovare il Woody (solo) attore nel prossimo Fading GigolÒ di John Turturro (qui il trailer) e regista di una produzione di nuovo in parte europea (le riprese sono appena iniziate in Francia, come per il fortunato Midnight in Paris, con Emma Stone, Colin Firth e Marcia Gay Harden), godiamoci l'Allen piÙ duro visto da tanto, forse da sempre.

E perdoniamogli le imperfezioni (pur fastidiose) di una messa a nudo impietosa e meno caustica di altre, anche per la minor partecipazione e il minor distacco insieme, per quanto possa apparire incongruente. Una visione quasi imbarazzante, a tratti, tanto da spezzare il sorriso sulle labbra, ma che - come non spesso accade con questo amatissimo regista - rimane dentro a lungo.

di Mattia Pasquini