Un sogno chiamato Florida

TRAMA
Un sogno chiamato Florida

Ambientato in Florida, in una zona degradata tanto vicina a Disneyworld quanto lontana dal suo gioioso e spensierato benessere il film racconta senza pietismi e con una gran dose di allegria la storia di Moonee (Brooklynn Kimberly Prince), una bambina di sei anni sveglia e precoce, della sua piccola banda di amici e di sua madre Halley (Bria Vinaite), appena 22enne. Vivono tutti nel Magic Castle Motel che, nonostante il nome disneyano, è popolato da persone sotto la soglia della povertà. Bobby (Willem Dafoe), il manager del motel, è l’unico adulto che si occupa di Moonee e degli altri con affetto, cercando di tenere le cose a posto. 

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The Florida Project
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Cinema di Valerio De Paolis
DURATA
111 min.
USCITA CINEMA
22/03/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2017
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Onestà intellettuale esigerebbe di rispolverare le perplessità suscitate dalle percentuali 'bulgare' di gradimento del recente Lady Bird anche per il Florida Project di Sean Baker - visto nella Quinzaine cannense e allo scorso Festival di Torino (dove era film di chiusura) - e oggi prossimo all'uscita nei cinema, ma ci sono differenze sostanziali a giustificare il diverso trattamento per quello che il nostro pubblico troverà in sala con il titolo di Un sogno chiamato Florida… e che farà meglio a non farsi scappare!

Si fa presto a dire 'Indie', e sotto questo cappello beatificare qualsivoglia prodotto lontano dal mainstream più dilagante, ma la scelta di soggetti davvero diversi e la capacità di trattarli con una sensibilità e una cinematografia non banali non è di tutti. Di certo è di Sean Baker (Tangerine, Starlet), che per raccontare questo inedito 'Sogno americano' si spinge fino ai confini dorati di Disney World, dove una umanità borderline vive in Motel come il Magic Castle & Inn di W. Irlo Bronson Memorial Hwy, Kissimmee (FL), sfruttato come location.

Una sorta di Parco dei divertimenti parallelo, reso tale dallo sguardo - innocente e già disincantato - dei bambini protagonisti (come buona pace di un ottimo Willem Dafoe, factotum della struttura dove disperati e ragazze madri vivono 'favoriti' da un affitto calmierato) che ci accolgono al ritmo della Celebration dei Kool & the Gang. Impossibile però, per quanto ci si impegni, fuggire dalla realtà, anche cercando di urlare più forte delle regole o correndo più veloci.

Povertà, alcolismo, pornografia, violenza, pedofilia, disagio circondano questo mondo fatato, ma procedendo nella narrazione è sempre più evidente la differenza tra il Magic Castle in questione e il Magic Kingdom (il parco tematico della Disney dedicato al mondo delle fiabe dove avrebbero voluto passare la loro luna di miele i due impacciati sposini del film) lontano solo quindici chilometri. Difficile rassegnarsi a una vita che costringe a vivere di espedienti e vendere profumi in un posteggio - come nella scena realizzata all'insaputa dei passanti - per poter dare una infanzia ai propri figli. E una speranza a madri mai state davvero adolescenti, incapaci persino di incanalare il proprio naturale spirito ribelle, terrorizzate da quello che le aspetta fuori dalla piccola comunità ai margini del mondo reale. Quello che sembriamo vedere solo noi spettatori, 'vittime' dell'inatteso incantesimo di Baker, che riesce persino a farci sorridere e scaldare il cuore senza permetterci di distogliere lo sguardo da un film tanto duro e rivelatore.