Ore 15:17 - Attacco al treno

TRAMA
Ore 15:17 - Attacco al treno

Nelle prime ore della sera del 21 agosto 2015, il mondo ha assistito stupefatto alla notizia divulgata dai media, di un tentato attacco terroristico sul treno Thalys n. 9364 diretto a Parigi, sventato da tre coraggiosi giovani americani in viaggio attraverso l'Europa. Il film ripercorre le vite di questi tre amici, dai problemi dell'infanzia alla ricerca del loro posto nel mondo, fino alla serie di sfortunati eventi che hanno preceduto l'attacco. Durante quell’esperienza che li ha messi a dura prova, la loro amicizia non ha mai vacillato, diventando la loro arma più potente che ha consentito loro di salvare le vite di oltre 500 passeggeri presenti a bordo.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
The 15:17 to Paris
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Warner Bros
DURATA
94 min.
USCITA CINEMA
08/02/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Pierpaolo Festa (Nexta)

Alek è quello più forzuto. Anthony il più veloce. E nel cuore di Spencer coraggio e follia coesistono alla stessa percentuale. E' stato lui a bloccare il terrorista sul treno Amsterdam - Parigi quel 21 agosto 2015. A caricarlo come un ariete. Impavido. E totalmente pazzo. Quel giorno sarebbe potuto passare alla storia come un'altra pagina tragica della Terza guerra mondiale, quella attualmente in corso tra il terrorismo (di individui, organizzazioni e perfino di intere nazioni) e il resto del mondo. Nel nuovo film di Clint Eastwood vediamo Spencer Stone nei panni di sé stesso, correre verso il terrorista mentre quest'ultimo gli punta la canna del suo AK-47 dritto in mezzo agli occhi. E preme il grilletto. 

E' durato due minuti nella realtà, dura due minuti anche al cinema. Ma attorno ai quei 120 secondi Eastwood ha costruito un intero film. Un altro tassello che - affiancato ad American Sniper e Sully - completa la sua ideale trilogia sugli eroi americani contemporanei. Ore 15:17 - Attacco al treno procede sulle rotaie del buon cinema eastwoodiano andando avanti e indietro nel tempo: torniamo nei primi anni del ventunesimo secolo e seguiamo i tre protagonisti da ragazzini. Assistiamo alla nascita della loro amicizia all'interno di scuole ultra-cattoliche in cui vivono giorni problematici, facendo fatica a integrarsi col mondo che li circonda. Il regista mostra un interessante spaccato di provincia americana fatto di difficoltà familiari e povertà (due dei tre ragazzi sono cresciuti da madri separate, dei genitori del terzo sappiamo pochissimo). Entriamo nella cameretta di uno di loro, circondato da armi giocattolo e col sogno di usarle veramente quelle armi un giorno. Un'immagine profondamente americana che a noi europei provoca una sorriso ma anche un brivido con la mente che va velocemente alla loro morbosità per le armi da fuoco.

Si salta in avanti di un decennio: Spencer entra nel reparto militare ed è ossessionato dall'idea di fermare il male e salvare persone. Un'ossessione che il film fa flirtare con concetti come "destino" e "Dio". Seguiamo i ragazzi in vacanza in Europa. Li vediamo interrogarsi su una forza impercettibile che ha in serbo un destino più grande per loro. Vediamo che il loro piano di visitare Parigi viene messo da parte, più volte. Ma è quella stessa forza - il destino - a farli montare sul treno. E da lì assistiamo alla scena madre. Come è accaduto in Sully, Eastwood racconta i pochi minuti centrali del film in maniera impeccabile: i primi feriti, il terrorista che procede lungo il convoglio, la paura che invade alcuni vagoni e le masse che scappano. E la reazione. Americana. L'eroismo. Vedere la paura trasformarsi in coraggio negli occhi di questi ragazzi, vedere uno di loro che in maniera fredda colpisce il nemico con il calcio della sua stessa arma, crea sollievo agli occhi dello spettatore. Ed è una reazione interessante. D'un tratto è come se Eastwood avesse compiuto la sua missione: siamo noi in sala i primi a inglobare il concetto di eroismo americano
 
Peccato, perché naturalmente non ci parla del terrorista salito a bordo del convoglio. Non sappiamo da dove viene, cosa lo ha portato lì. Lui è solo il cattivo del film, armato di fucili, pistole, coltelli. Rimane però uno spunto da coltivare, un confronto sul quale il film di Eastwood evita di riflettere: quello tra il fondamentalismo del tizio armato sul treno e l'altrettanta convinzione che il Dio cristiano abbia fatto salire a bordo questi eroi - ce lo confermano gli stessi protagonisti nella nostra videointervista - due tipi di accanimenti religiosi e la resa dei conti su un vagone. 
 
Ore 15:17 - Attacco al treno riesce comunque dove Sully non arrivava. In quell'ultimo lavoro era proprio la presenza di Tom Hanks a reggere il film in toto all'interno di una storia che si sviluppava attraverso momenti poco cinematografici. Qui Eastwood compie il percorso inverso, cercando costantemente momenti cinematografici e utilizza sconosciuti come attori (tutti e tre sono a proprio agio davanti alla macchina da presa). 

Quando sedeva ancora nella stanza ovale, Barack Obama ha detto: "vogliamo ringraziare questi ragazzi non solo per aver salvato vite, ma anche per aver fatto sembrare l'America davvero una cosa bella agli occhi del mondo". In un momento come questo, in cui il popolo d'oltreoceano non è mai stato così distante da noi (e spaccato al suo interno), il film di Eastwood - e la sua trilogia - cercano l'eroismo all'interno di un'unica qualità: fare bene il proprio lavoro. E questo è un valore in grado di superare ogni facile accusa che puntualmente arriva al cinema del buon vecchio Clint, quello di essere manicheo e reazionario.