Sucker Punch

TRAMA

Sucker Punch racconta la storia di una ragazza di nome Babydoll che negli anni Sessanta viene rinchiusa dal patrigno in un manicomio con l'intenzione di farla lobotomizzare di lì a cinque anni: per sfuggire a quel luogo orribile, Babydoll si rifugerà in un mondo di fantasia dal quale inizierà a pianificare la sua evasione.

VALUTAZIONE FILM.IT
VALUTAZIONE DEI NOSTRI LETTORI
TITOLO ORIGINALE
Sucker Punch
GENERE
NAZIONE
United States
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Warner Bros
USCITA CINEMA
2011
2011
ANNO DI DISTRIBUZIONE
RECENSIONE

Quest'ultimo, attesissimo lungometraggio diretto da Zack Snyder arriva a confermare due questioni fondamentali inerenti al suo cinema. La prima è che si tratta realmente di un cineasta che ha una sua idea specifica, una sua poetica cinematografica che lavora sia sulla forma che sul contenuto (o la sua programmatica assenza, come vedremo). La seconda è che comunque continua ad osare troppo, a sfruttare l'aspetto produttivo e mainstream a lui messo a disposizione in maniera eccessivamente spregiudicata.

Se con “300” Snyder aveva sfacciatamente raccontato la superficialità del machismo inserendolo in una visione estetica perfettamente funzionale a quel vuoto contenutistico, con “Sucker Punch” compie un'operazione forse anche troppo antitetica: raccontare, analizzare, sezionare l'inconscio femminile e i simbolismi a esso legati, e inserire tutto questo in una confezione che ne rifletta ogni minima sfaccettatura mantenendo al tempo stesso la sua specifica visionarietà. L'esperimento è affascinante, anche ammirevole, ma allo stesso tempo troppo ardito per riuscire. Come sempre nel cinema di Snyder l'incipit è da antologia: dopo i clamorosi titoli di testa di “Watchmen”, anche “Sucker Punch” riassume tutta la storia della giovane Babydoll (Emily Browning) in una scena vorticosa, drammatica, viscerale, emotivamente devastante. Nella prima parte del film la sceneggiatura procede magnificamente scandita, le metafore sono precise e non invadenti, i personaggi sono settati con cura. La volontà specifica del cineasta di costruire un'architettura narrativa ed estetica che sia continuamente un rimando ad determinati aspetti della psicologia ferita della giovane protagonista, tra l'altro messi in scena attraverso continui simbolismi, appesantisce il lungometraggio in maniera evidente.

La storia, volutamente costruita per essere un processo di illuminazione interiore a tappe, diventa farraginosa e ripetitiva quando si dedica più a questo intento che a un'efficace fluidità narrativa. Allo stesso modo l'idea di messa in scena di Snyder lavora su delle variazioni visive e cromatiche talmente impercettibili da risultare nella seconda parte abbastanza “piatta”, pur proponendo situazioni e contesti in teoria differenti tra loro.
Anche il meticoloso, ammirevole lavoro su scenografie e costumi è totalmente orientato a svelare la progressione/regressione psicologica ed emotiva dei personaggi, sorvolando ad esempio e in maniera abbastanza sorprendente sulla carica erotica degli stessi, fattore che se adoperato con lucidità li avrebbe resi molto più sfaccettati. Alla fine Babydoll e le sue compagne di avventura vengono percepite più come figure/funzione che come eroine dotate di un loro spessore drammatico. Anche il nichilismo che è alla base di questa storia era molto più potente e diretto in “Watchmen”, che rimane senza dubbio l'opera migliore di Snyder, un film bellissimo e sottovalutato.

"Sucker Punch” è un oggetto misterioso, indubbiamente affascinante, ma forse troppo radicale nelle idee che contiene per essere insieme sia spettacolo che riflessione. Snyder, per quanto possa essere appoggiato per il suo coraggio, non è comunque riuscito a centrare un bersaglio forse ancora troppo difficile da cogliere.

di Adriano Ercolani
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