Sole Cuore Amore

TRAMA
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Un'amicizia tra due giovani donne in una città bella e dura come Roma e il suo immenso hinterland. Due donne che hanno fatto scelte molto diverse nella vita: Eli ha quattro figli, un marito disoccupato e un lavoro difficile da raggiungere; Vale invece è sola, è una danzatrice e performer, e trae sostentamento dal lavoro nelle discoteche. Legate da un affetto profondo, da una vera e propria sorellanza, le due donne sono mondi solo apparentemente diversi, in realtà sono due facce della stessa medaglia, ma la solidarietà reciproca non sempre basta a lenire le difficoltà materiali della loro vita.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Koch Media
DURATA
126 min.
USCITA CINEMA
04/05/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2016
RECENSIONE
di Marco Triolo (Nexta)

La storia di Sole cuore amore è, come già accennato, doppia: da un lato c'è Eli (Isabella Ragonese), madre di quattro figli con marito (Francesco Montanari) disoccupato, che ogni giorno fa la spola tra Ostia e Roma per lavorare in un bar; dall'altro, Vale (Eva Grieco), ballerina e performer tormentata dal rapporto con la madre e da una sessualità incerta. Le due donne si danno una mano per superare gli ostacoli che la vita mette loro davanti ogni singolo giorno.
 
C'è dunque tutta la difficoltà e l'incertezza economica, sociale, famigliare dell'Italia del dopo crisi. La necessità di dare spazio alla quotidianità nasce proprio dall'esigenza di mettere le carte in tavola così come sono, eppure Vicari vorrebbe dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Da un lato c'è il normale, il quotidiano, dall'altro una tesi che il regista ha bene in testa e che intende portare a compimento in un finale, come detto, piuttosto drastico e forzato. Il guaio è che Vicari è talmente serioso, talmente determinato a realizzare un film “impegnato”, da dimenticarsi che il quotidiano non è sempre fatica e tristezza, perché l'essere umano, anche messo con le spalle al muro, sa ridere in faccia alle difficoltà. Non che i suoi personaggi non ridano, è che Vicari non sa ridere con loro, non è capace di trovare l'umorismo nelle situazioni più impensate come fa Kenneth Lonergan nel magistrale Manchester by the Sea, visto ieri alla Festa del Cinema di Roma. Il regista li riprende mentre ridono ma sembra quasi di poterlo vedere, dietro la macchina da presa, mentre con sguardo disincantato compatisce i suoi personaggi. In conferenza a Roma, Vicari ha fatto notare come molti dei capolavori del cinema italiano del secolo scorso raccontassero proprio la quotidianità. È vero, ma erano capaci di mescolare risate e lacrime per restituire un ritratto molto più veritiero degli italiani.
 
Peccato perché Isabella Ragonese e Francesco Montanari sanno infondere una grande umanità ai loro personaggi, ma non vengono supportati da un film il cui impianto è abbastanza ripetitivo e le cui immagini non restano impresse come dovrebbero. È incredibile che Vicari sia lo stesso regista che, pochi anni fa, ci ha consegnato un'opera matura e convincente come Diaz. Quasi che allora si fosse lasciato andare più a una narrazione di pancia e stavolta abbia permesso al cervello di dettargli il film. Ma è nell'equilibrio tra i due che sta il grande cinema.