Ride

TRAMA
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Max (Lorenzo Richelmy) e Kyle (Ludovic Hughes) sono due  riders acrobatici. Quando ricevono l’invito a partecipare a una misteriosa gara di downhill con in palio 250.000$, accettano senza esitazione per poi scoprire - ormai troppo tardi - di doversi spingere oltre i limiti delle loro possibilità fisiche e psicologiche. Quella che affronteranno sarà una corsa estrema per la sopravvivenza.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Ride
GENERE
NAZIONE
Italia
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Lucky Red
DURATA
102 min.
USCITA CINEMA
27/09/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini

Nessuno parla esplicitamente di esperimento nel team creativo di questo Ride, però la sensazione è quella. Indubbiamente anche per la presenza del duo di Mine (Fabio Guaglione e Fabio Resinaro), che già aveva dimostrato di divertirsi a sfruttare dei canoni piuttosto diffusi in maniera creativa, per cui riuscendo a realizzare dei low budget con una dignità da release cinematografica. Una magia che qui si ripete, vista la sceneggiatura affidata a Jacopo Rondinelli - promettente regista di corti, scelta decisamente adeguata per un film come questo - che si proponeva in partenza di mescolare generi e situazioni.

Forse non del tutto originali, visto che loro stessi si rifanno a una tradizione di Found Footage- fortunatamente non esasperato, come visto in altre produzioni anche internazionali, dove però era evidente la carenza creativa alla base - e di cinema sportivo action estremo, soprattutto recente, che altrove occupava l'intero soggetto della storia (come nell'ultimo Point Break, più o meno). Due riferimenti sui quali il film ha il pregio e il difetto di non appiattirsi. Nel senso che al sicuro merito di non esser caduti in una ripetitività tematica tipica dei film costruiti in questa maniera, fa da contraltare - purtroppo e soprattutto nel finale - la deviazione verso un tono thriller che, se in parte funziona, dall'altra affolla eccessivamente la storia di snodi e di sottotrame.

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Peraltro mostrando debolezze, sopratutto nella caratterizzazione di uno dei personaggi, il Kyle interpretato da Ludovic Hughes, ulteriore elemento di internazionalità di un film italiano ma girato completamente in inglese pensando a un mercato più ampio di quelli cui si rivolgono spesso i nostri indipendenti (e per il quale invece la prova di Lorenzo Richelmy appare perfettamente esportabile). In questo senso, l'effetto più divertente scaturisce dalla telefonata al 112, in grado di rispondere in perfetto inglese e addirittura di rintracciare la telefonata del chiamante, senza doverla smistare a questo o quello. Ma si sa che il cinema è finzione, per cui nessun problema!

Il problema, semmai sta in una sorta di rotolare finale verso una linea d'arrivo che diventa - quella sì - troppo stereotipata e che rimanda a casi analoghi, tra Hostel vari e società segrete…. Resta per fortuna il merito di un incedere convincente, soprattutto nella prima parte dello sviluppo (malgrado un incipit piuttosto di basso profilo e la mancanza di un twist che impedisca di scivolare verso certe consuetudini).

Oltre a un uso comunque interessante delle riprese, del montaggio, e di location scelte accuratamente, e modificate in maniera intelligente, In definitiva un risultato ottimo, considerati i mezzi a disposizione e l'obiettivo cercato.