Papillon

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TRAMA
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Henri "Papillon" Charrière (Charlie Hunnam) è uno scassinatore della malavita parigina che viene incastrato per omicidio e condannato a scontare la pena nella famigerata colonia penale sull'Isola del Diavolo. Determinato a riconquistare la libertà, Papillon crea un'improbabile alleanza con un altro condannato, l’eccentrico contraffattore Louis Dega (Rami Malek), che in cambio di protezione, accetta di finanziare la fuga di Papillon, creando con questo un indistruttibile legame di amicizia.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Papillon
GENERE
NAZIONE
Stati Uniti
REGIA
CAST
DISTRIBUZIONE
Eagle Pictures
DURATA
133 min.
USCITA CINEMA
27/06/2018
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2018
RECENSIONE
di Mattia Pasquini
 

Ha il sapore di un'occasione sprecata il Papillon di Michael Noer, remake del cult del 1973 diretto da Franklin Schaffner con Steve McQueen e Dustin Hoffman nei ruoli principali. Quelli intorno ai quali ruota la storia vera di Henri Charrière, detto appunto Papillon, basata sulla sua autobiografia datata 1969. Una storia eccezionale, di prigionia e resistenza, di umanità e soprusi, alla quale sarebbe stato obiettivamente difficile aggiungere pathos o carattere, soprattutto dopo la trasposizione cinematografica di 45 anni fa.

Un'operazione che già in partenza aveva sollevato qualche perplessità, e un crescendo di dubbi… Sin dalle prime voci apparse nel 2008 (quando il budget del film avrebbe dovuto sfiorare i 90 milioni di dollari) fino alla luce verde arrivata con la conferma degli interpreti: Charlie Hunnam e Rami Malek. Senza scomodare paragoni troppo illustri o mettersi a fare la conta del carisma mancante, sorprende la scelta di voler puntare su una marcata mimesi formale di immagini e protagonisti che furono.

Una sconfitta annunciata, insomma. Alla quale la versione di Noer tenta di opporre poco più che una generica patinatura o una curatissima fotografia. La parentesi di Pigalle del romantico prologo non aggiunge niente, nel tentativo di convincerci della verginità del nostro eroe, come analogamente (non) fa l'epilogo consolatorio, che ha l'unico merito di regalarci alcune immagini d'epoca oltre alla didascalica sottolineatura della sistematica violazione dei diritti umani.

Il risultato è una sorta di racconto perfetto per il Biografilm Festival di Bologna, che alla brutalità sembra preferire una lettura infarcita di spunti edificanti, ma privo di coraggio, di pulp, o di 'polpa' se vogliamo. Per non parlare dell'anima e della capacità di appassionare. In questo senso una nota di biasimo particolare la merita il tanto atteso Mr. Robot - e prossimo Freddie Mercury - purtroppo schiavo di una fissità che se sul piccolo schermo era funzionale al personaggio rappresentato in questo caso 'appiattisce' in maniera inaccettabile e controproducente uno dei fulcri dell'azione. Che arriva placida alle battute finali, lasciando una gran nostalgia e un po' di rabbia.