On the Milky Road

TRAMA
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Primavera durante la Guerra. Ogni giorno un uomo trasporta il latte e attraversa il fronte a dorso di un asino, schivando pallottole, per portare la sua preziosa mercanzia ai soldati. Benedetto dalla fortuna nella sua missione, amato da una giovane donna del paese, tutto lascia pensare che un futuro di pace lo stia aspettando… fino a che l’arrivo di una misteriosa donna italiana sconvolgerà la sua vita completamente. 
 
Inizia così una storia di passione, di amore proibito, che farà precipitare i due protagonisti in una serie di fantastiche e pericolose avventure. Si sono uniti per caso e niente e nessuno sembra in grado di fermarli.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Na mlijecnom putu
GENERE
NAZIONE
Srbija
REGIA
CAST
DURATA
125 min.
USCITA CINEMA
11/05/2017
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2016
RECENSIONE
di Marco Triolo (Nexta)

È la presenza di Monica Bellucci nel cast ad attirare l’attenzione, ma è la potenza della natura a dominare realmente On the Milky Road, il nuovo film di Emir Kusturica, che torna in concorso a Venezia a diciotto anni da Gatto nero, gatto bianco e a trentacinque da Ti ricordi di Dolly Bell?, il suo esordio alla regia cinematografica.

La natura circonda i protagonisti del film, interagisce con loro e influenza gli eventi a suo piacimento. È rappresentata dagli animali che ogni giorno aiutano il protagonista, il soldato Kosta (Kusturica), a trasportare il latte da una fattoria al fronte nella guerra jugoslava. Un falco, un asino, un serpente. Tutti con la loro personalità, tutti veri e propri co-protagonisti, al punto da apparire nei titoli di coda del film. La natura non è solamente, dunque, un osservatore passivo che assiste alla follia fratricida umana, ma è un agente dell’ordine, un guardiano della Storia.

Come si diceva, ovviamente è la presenza di Monica Bellucci nel cast ad aver destato l’interesse verso questo nuovo film del regista serbo. La storia d’amore tra Kosta e la Sposa, una bellissima donna italiana promessa a un ufficiale, è l’ingrediente che richiamerà la gente al cinema. Ma, almeno per la prima metà del film, è relegata a un gioco di sguardi, a una lenta seduzione – gestita benissimo e molto divertente – che avviene nel mezzo di eventi roboanti che ne mascherano la centralità. Prima ci sono le esplosioni e le raffiche di colpi della guerra, poi i festeggiamenti per la fine della stessa. Viene in mente in più punti Underground, e l’identità registica di Kusturica è ben presente, forse anche troppo, nel senso che in più punti il film ha un sapore di già visto. Ma l’energia è trascinante e l’umorismo conquista.

La parte finale del film, con la vera e propria realizzazione del sogno d’amore tra i due protagonisti, sogno che presto si trasforma in un incubo, cambia decisamente marcia. Prende il sopravvento un tono favolistico e un’estetica sopra le righe, quasi da cartone animato per certi versi. Il climax è anche troppo prolungato, anche se le idee visive non mancano (come ad esempio uno “scontro finale” su un campo minato, nel mezzo di un gregge di pecore). Ma è nel post-finale che il film torna a elevarsi: il rapporto uomo-natura ridiventa centrale, la promessa di una vita dopo la morte, retribuzione per un’esistenza di sofferenze, non è che questo, una promessa. Che si scontra con una realtà durissima, in cui i fantasmi del passato congelano il tempo e ci impediscono di andare avanti. Da parte di un uomo religioso come Kusturica, è una presa di coscienza ancora più amara e toccante.