La vita è facile ad occhi chiusi

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TRAMA
La vita è facile a occhi chiusi

Spagna, 1966: un professore che usa le canzoni dei Beatles per insegnare l’inglese ai suoi alunni viene a conoscenza che John Lennon È in Almeria (Andalusia) per girare un film. Deciso a conoscerlo, intraprende un viaggio in macchina verso il Sud, e lungo il percorso fa salire in macchina una ragazzo di 16 anni, fuggito di casa, e una giovane ragazza di 21 che pure sembra scappare da qualcosa. Tra i tre nascerÀ un’amicizia indimenticabile.

VALUTAZIONE FILM.IT
TITOLO ORIGINALE
Vivir es facil con los ojos cerrados
GENERE
NAZIONE
Spagna
REGIA
CAST
DURATA
108 min.
USCITA CINEMA
08/10/2015
ANNO DI DISTRIBUZIONE
2015
RECENSIONE
Attraversare la Spagna inseguendo un sogno, riuscire a intrufolarsi su un set blindato e ottenere una anteprima di una delle canzoni piÙ famose della storia della musica da una leggenda della stessa ha qualcosa di talmente assurdo che non poteva non essere il soggetto di un film. Per non parlare del fatto che si tratti di una storia vera! Onore al merito a David Trueba di aver realizzato questo La vita È facile a occhi chiusi, ma ancor piÙ allo spagnolo Juan CarriÓn di averla vissuta davvero, credendoci fino in fondo.

A interpretare l'insegnante d'inglese fan dei Beatles, oggi ottantenne, È il solito impeccabile Javier CÁmara, volto pefetto per un film in equilibrio tra la favola e la rievocazione storica, tra la reazione orgogliosa e una ottimistica e ingenua fiducia nel prossimo. Solo alcune delle anime di questo anomalo Road Movie, di un viaggio che porta su strade poco battute. Tra i campi di fragole di Almeria per esempio, provincia andalusa famosa per essersi prestata come set di tanti film, anche western, anche italiani.

Qui si svolge l'apice della vicenda, ed emerge la carica didattica della storia, ma È durante il lungo viaggio del protagonista, e dei suoi due improvvisati compagni, che si costruisce il rapporto tra loro, e con noi. E che prende corpo la capacitÀ del film di attrarre il pubblico. CÁmara domina la scena dall'inizio alla fine, ma le figure che Trueba gli mette accanto, arricchendo la storia vera originale, diventano l'occasione per parlare di una parte poco felice della storia nazionale.

I pestaggi fuori dal concerto, i posti riservati ai funzionari di partito, la onnipresenza del generalissimo Franco sono inseriti in dialoghi del tutto normali, ma tali non sono. Certo, a volerli cogliere. Il film ha da dire anche in caso contrario, comunque. Niente di incredibile o originale, tra il ragazzino dotato in fuga da un padre autoritario con il quale non riesce a stabilire un rapporto affettivo e la ragazza madre costretta dalla morale paesana a riparare in un istituto che si occupa di affidare i figli illegittimi. Ma con il fulcro di Camara, anche Natalia de Molina e Francesc Colomer diventano pilastri di una storia affettuosa.

E (passiva) aggressiva, a suo modo. PiÙ che nel didascalico insegnamento del primo verso di Strawberry Fields Forever e nella reazione alla grettezza piÙ evidente, forse nell'invito a saper distinguere. A combattere le battaglie giuste. Senza travalicare i propri limiti o arrogandosi diritti non dovuti. E soprattutto restando pronti all'ascolto di quanto le persone non dicono. Capaci di tradurre gli altri, come si traduce una canzone (e senza l'aiuto dei testi, che i Beatles - lo dice la storia - iniziarono a inserire nei dischi solo dopo l'avventura di John in Spagna).

Mattia Pasquini