Festiva di Cannes 2014
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Le meraviglie – La recensione da Cannes

Alice Rohrwacher tra immagini profonde e racconto affascinante seppur non perfetto

Le meraviglie

19.05.2014 - Autore: Pierpaolo Festa
Gli adulti non sono altro che dei bambini con un impiego. E d'altra parte i bambini possono essere maturi abbastanza da guardare i loro genitori dall'alto in basso. Questa può essere la chiave di lettura per approcciarsi a Le meraviglie, seconda regia cinematografica di Alice Rohrwacher e unico film italiano in Concorso a Cannes 67: la storia di una ragazzina, la maggiore di quattro sorelle, che impara a vedere il mondo con i suoi nuovi occhi da teenager.



Uno schermo buio acceso dai fari di un'auto molto distante, una coppia di luci che si triplica nel giro di qualche secondo finendo per illuminare nel cuore della notte lo scenario del film. Si inizia con una buona idea di cinema, la prima a cui ne seguiranno tante altre nel corso della storia. Non è l'unico merito di questo film interessante e intelligente, diretto da una regista in grado di assemblare un cast di volti giovani, perfetti per una serie di primi piani che scavano dentro la loro personalità. La Rohrwacher azzecca il tono: non ci sono drammi, tragedie, né angoscia ingombrante. Alla regista non interessa alzare il volume della tensione, piuttosto quello che cerca di fare è raccontare l'evoluzione dei protagonisti in maniera tenera (come lei stessa ha definito) mentre ognuno cerca di affrontare i propri dilemmi.

È in questo modo che la Rohrwacher porta il suo film in un'interessante zona narrativa, lontana da ogni forma di noia e colma di fascino e dolcezza. Il tutto filmato sempre attraverso prospettive eleganti e memorabili (bellissime tutte le sequenze di apicoltura). La regista fa strada allo spettatore facendolo accomodare dalla porta di accesso di quella che sembra una fiaba, ma basterà rimanere a guardare per ritrovarsi più che mai nel cuore del reale. Tanti i temi esplorati: la vita lavorativa in un ambiente rurale, la mancanza di fondi economici, gli ostacoli della quotidianità, la crisi matrimoniale e soprattutto il ribaltamento di ogni certezza che avviene nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Il tutto raccontato nella più totale calma in un setting al confine tra Lazio, Umbria e Toscana, un'area in cui anche chi è rimasto attaccato alle tradizioni ha serie difficoltà ad andare avanti.



Nonostante le numerose tematiche, la Rohrwacher tiene stretto il timone di regia per tre quarti del suo film. Trema un po' troppo in un finale prolisso e prevedibile che mira al colpo emotivo facile: quello dell'unità familiare. Ciononostante la sua seconda opera gronda di fascino e si distingue per il modo incantevole di raccontare una storia complessa.

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